Giornata della Memoria 2019, le foto dell’Olocausto a colori mettono i brividi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:32

Cosa succederebbe se i volti in bianco e nero dei deportati ad auschwitz venissero mostrati a colori? Se lo è domandato l’artista brasiliana Marina Amaral, la prima a colorare il volto, dopo 75 anni, di Czeslawa Kwoka, prigioniero numero 26947, entrata nel campo di concentramento con il triangolo roso dei prigionieri politici. Lo scatto in bianco e nero del suo volto è la testimonianza della sua breve permanenza nel campo di sterminio: tre mesi dopo essere stata internata ad Auschwitz infatti, venne uccisa con un’iniezione di fenolo al cuore, a soli 14 anni. Amaral è una colorista ed è riuscita con grande maestria a rendere attuale uno scatto che testimonia la tragedia messa in atto dai nazisti e che può essere visto sotto una nuova luce.

L’artista che trasforma le foto dell’Olocausto con il colore

Lo ha fatto nel 2016 e da allora questo scatto ha fatto il giro del mondo: la reazione, ha raccontato l’artista, “è stata assolutamente incredibile e scioccante. Sono stata contattata da canali televisivi, giornali e riviste di tutto il mondo che volevano saperne di più su questo scatto che ritrae la ragazzina di fronte, di profilo e a 45 gradi, con i capelli molto corti, gli occhi grandi ed un fazzoletto in testa“. Oltre a decine di insegnanti che hanno chiesto di poter utilizzare l’immagine nelle loro classi; una ragazzina di dodici anni ha addirittura scritto una poesia ispirata alla fotografia, inviandola all’artista, portandola a capire quanto, semplicemente conferendo colore ad una foto in bianco e nero, si potesse aiutare il prossimo a conoscere meglio l’ombra oscura dell’Olocausto.

E’ nato Faces of Auschwitz

L’artista ha così ripetuto la medesima operazione anche per altre immagini, scattate tra il febbraio 1941 ed il gennaio 1945, estrapolate da un archivio di scatti che comprendono 31.969 uomini e 6.947 donne, una frazione del più vasto archivio nazista andato distrutto nel 1945, durante l’evacuazione di Auschwitz. Oggi, aiutata da una squadra di volontari, la donna ha dato origine a Faces of Auschwitz, una piattaforma sulla quale sono presenti queste immagini a colori unitamente al racconto della storia di ogni persona fotografata.

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