Papa Francesco su Venezuela, sfruttamento sul lavoro ed educazione sessuale nelle scuole

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:56

Papa Francesco parla di Venezuela, di migranti e di educazione sessuale: necessario portarla nelle scuole

La drammatica crisi senza fine che sta coinvolgendo il Venezuela e le ultime notizie del colpo di Stato messo in atto qualche giorno fa dal leader dell’opposizione Juan Guaidò  non hanno lasciato indifferente Papa Francesco.

Jorge Maria Bergoglio, che grazie alle sue origini argentine (e quindi sudamericane) si sente coinvolto nella vicenda forse più di altri leader politici e religiosi, ha parlato ai giornalisti della crisi venezuelana oltre che di altri argomenti che vedono la Chiesa in primo piano: aborto, educazione sessuale e migranti.  

Lo ha fatto nel corso della conferenza stampa che si è tenuta sul volo che da Panama ha riportato il pontefice prima a Roma e poi, di rimando, in Vaticano.

Papa Francesco parla del Venezuela: “Trovare una soluzione giusta e pacifica”

Venezuela, ma anche altri argomenti come educazione sessuale nelle scuole, aborto, accoglienza dei migranti. Questi sono stati i punti salienti che sono stati toccati dai giornalisti che hanno intervistato Papa Francesco, di ritorno da Panama dove è stato accolto da 700mila giovani, proprio sul volo che lo ha riportato in territorio italiano.

Nelle scuole bisogna dare educazione sessuale, il sesso è un dono di Dio, non è un mostro, è un dono di Dio per amare. Che poi alcuni lo usino per guadagnare soldi o sfruttare è un altro problema. Ma bisogna dare un’educazione sessuale oggettiva, senza colonizzazione ideologica. Se inizi dando un’educazione sessuale piena di colonizzazione ideologica distruggi la persona. Il sesso come dono di Dio deve essere educato (…)”, ha detto Papa Francesco a chi gli ha chiesto nello specifico cosa pensi sull’educazione sessuale.

Un tabù, dunque, che deve essere scardinato con la forza dell’istruzione: solo istruendo, educando, si impedirà ai giovani di essere condotti verso strade deleterie. Il papa ha parlato poi della spinosa questione dei migranti, in un momento in cui le posizioni in Italia sono più tese che mai dopo i fatti del Cara di Castelnuovo.

Non conosco bene la cosa ma immagino. Il problema dei migranti è un problema molto complesso, un problema che ci vuole memoria, domandarsi se la mia patria è stata fatta da migranti. Noi argentini siamo tutti migranti, gli Stati Uniti sono tutti migranti. Un vescovo, un cardinale, non ricordo quale, ha scritto un articolo bellissimo: ‘È un problema di mancanza di memoria’. Le parole che io uso…  ricevere, il cuore aperto per ricevere, accogliere, accompagnare, far crescere e integrare. E anche dico: il governante deve usare la prudenza perché la prudenza è la virtù del governante. (…)”.

Dalle parole del pontefice emerge, poi tutta la sua vicinanza al popolo venezuelano in questo delicato momento storico: “Io appoggio tutto il popolo venezuelano, che sta soffrendo. Se mi mettessi a dire ‘date retta a questi Paesi o a quegli altri’, mi metterei in un ruolo che non conosco. Sarebbe una imprudenza pastorale da parte mia e farei danni. Le parole che ho detto le ho pensate e ripensate, ho espresso la mia vicinanza e quello che sento. Io soffro per tutto questo. Mettersi d’accordo, non ci si riesce? Una soluzione giusta e pacifica. Mi fa paura lo spargimento di sangue. E per questo chiedo di essere grandi a coloro che possono aiutare a risolvere il problema. Il problema della violenza mi atterrisce. Dopo tutto lo sforzo fatto in Colombia, quello che è accaduto nella scuola dei cadetti di polizia è spaventoso. Devo essere un pastore. E se hanno bisogno di aiuto, che si mettano d’accordo e lo chiedano“.

Maria Mento

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