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Chi è Nino D’Angelo, big di ‘Sanremo 2019’: età, biografia, curiosità e grandi successi

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Nino D'Angelo
Nino D’Angelo

Tutto su Nino D’Angelo, big della prossima edizione del “Festival di Sanremo”.

Anche Nino D’Angelo sarà tra i “Big” della prossima edizione del “Festival di Sanremo”, insieme a Livio Cori, con il brano “Un’altra luce”.

Ecco alcune note biografiche sul noto cantante napoletano.

Nino D’Angelo (vero nome Gaetano D’Angelo) nasce a San Pietro a Patierno, quartiere periferico di Napoli, il 21 giugno 1957. È il primo di sei figli e l’unico in famiglia a manifestare, fin da piccolo, uno spiccato talento musicale, guidato anche dal nonno materno, grande appassionato di musica napoletana.

Provenendo da una famiglia non particolarmente ricca, da giovane è costretto a lasciare presto la scuola, lavorando sia come cantante ai matrimoni, sia come gelataio. Legatissimo alla musica della sua terra, viene notato durante uno spettacolo nella parrocchia di San Benedetto a Casoria da Padre Raffaello, un frate cappuccino, che lo aiuta ad intraprendere la carriera di cantante. Partecipa, così, a moltissimi festival di nuove voci della provincia e in poco tempo inizia ad esibirsi con regolarità alla galleria Umberto I di Napoli.

Biografia, curiosità e grandi successi di Nino D’Angelo

Nel 1976, grazie alla sua famiglia che gli organizza una colletta, pubblica il suo primo 45 giri “A storia mia (‘O scippo)”, che lo stesso d’Angelo distribuisce porta a porta.

Il disco piace molto alla gente, al punto che Nino D’Angelo viene coinvolto nell’idea di trasformarlo in una sceneggiata dallo stesso titolo.

Sarà la prima di diverse sceneggiate teatrali con protagonista il giovane Nino, tra le quali anche “L’onorevole”, “‘E figli d ‘a carità”, “L’ultimo Natale” “E papa mio” e “A parturente”.

Il successo vero arriva nel 1981, grazie al film “Celebrità” e la canzone “Nu jeans e na maglietta”, considerata la madre di tutte le canzoni neomelodiche che consacra Nino a “re della canzone partenopea” anche grazie al suo caschetto biondo.

L’album che prende il nome dalla canzone più famosa dell’artista di Casoria vende oltre un milione di copie. Un successo che nel 1986 gli vale la prima, storica chiamata al Festival di Sanremo, dove si presenta con il brano “Vai”. Nello stesso periodo arrivano anche il primo contratto discografico, con la “Ricordi”, e la prima tournée all’estero.

Nel frattempo, arrivano nuovi ruoli al cinema: tra questi, “Uno scugnizzo a New York”, “La ragazza del metrò” e “Popcorn e Patatine”.

A inizio anni Novanta, a causa della morte dei genitori, vive un periodo di depressione, allora sente il bisogno di un netto cambio di rotta nella propria carriera. Decide, cosi’, di tagliare il suo caschetto biondo e di cambiare repertorio e sonorità.

Pur rimanendo un cantante fortemente legato all’aspetto folkloristico della sua terra, infatti, i suoi testi iniziano ad avere riferimenti sociali.

I suoi tre successivi album, “…e la vita continua”, “Tiempo” e “Bravo ragazzo” certificano la nuova direzione artistica di D’Angelo, che riceve anche molti riconoscimenti dalla critica.

Inizia una proficua collaborazione con la regista Roberta Torre, che gli propone di girare un cortometraggio sulla sua vita da artista e da uomo, dal titolo “La vita a volo d’angelo”, presentato al Festival di Venezia. L’anno dopo, D’Angelo firma la colonna sonora del primo film di Roberta Torre, “Tano da morire”, che vince il David di Donatello, il Globo d’oro, il Ciak e il Nastro d’argento. Alla soglia dei 40 anni, pubblica l’album “‘A nu pass’ d’a città”, nel quale mischia le sonorità proprie di tutta la sua carriera con jazz e musica etnica. Nel 1998 conduce il DopoFestival di Sanremo con Piero Chiambretti e l’anno dopo pubblica anche un’autobiografia, “L’ignorante intelligente”. Negli anni 2000 continua a dedicarsi alla musica e, parallelamente, al cinema, recitando in film come “Paparazzi”, “Vacanze di Natale 2000” e “Tifosi”. La sua ultima partecipazione al Festival risale al 2010 e quest’anno si presenta in gara insieme a Livio Cori, con il brano “Un’altra luce”.

Maria Rita Gagliardi

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