Sea Watch, Corte Strasburgo rigetta la richiesta della Ong: “No sbarco in Italia, sì assistenza ai migranti”

Immigrati sulla Sea Watch 3

Corte di Strasburgo: sì assistenza ai migranti, no sbarco in Italia 

L’Italia deve aiutare e fornire assistenza agli immigrati a bordo della Sea Watch 3, ma non è tenuta a farli sbarcare a terra. Così la Corte dei Diritti dell’Uomo ha rigettato parzialmente il ricorso della Ong che ha chiesto che venisse ordinato all’Italia di far sbarcare sul territorio gli stranieri a bordo della Sea Watch.

“Il governo deve provvedere alle cure mediche, cibo e acqua”

La Corte di Strasburgo ha deciso che l’assistenza agli stranieri a bordo è dovuta, ma non lo sbarco sul territorio italiano. Il governo italiano, secondo la Corte Edu, deve “prendere il prima possibile tutte le misure necessarie per assicurare ai ricorrenti cure mediche adeguate, cibo e acqua”.

Per i presunti minorenni a bordo, deve essere disposta “una tutela legale” adeguata. Ma la Corte Edu ha rigettato la richiesta dei ricorrenti di ordinare all’Italia di far sbarcare sul suo territorio i 47 stranieri a bordo della nave ong che batte bandiera olandese. 

“Sì assistenza medica e legale, no sbarco”

Secondo la Ong nel suo ricorso, il trattenere a bordo i 47 migranti consisterebbe in una “forma di illegittima e informale detenzione di fatto, in chiara violazione di quanto stabilito dalla Costituzione italiana e dalla Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo sull’inviolabilità della libertà personale”.

Ma la Corte di Strasburgo non la vede così, e ribadisce il diritto dell’Italia a impedire lo sbarco, ma il dovere di prestare assistenza. Il fatto è curioso, perché Matteo Salvini, vice premier, rischia il processo per aver insistito sul mancato sbarco degli stranieri della Diciotti. Ma ora anche la Corte Edu conferma che non vi è condotta penalmente rilevante nel trattenere i migranti a bordo.

Grazia Roversi

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