Bruciarono vivo un clochard ‘per noia’, i due minorenni accusati non andranno in prigione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:51
Ahmed Fdil, il clochard bruciato vivo ‘per noia’ da due minorenni

Bruciano vivo clochard, niente condanna 

Neppure un giorno di prigione per aver bruciato vivo Ahmed Fdil, un clochard di 64 anni, mentre si trovava nella sua auto. 

La terribile storia di cronaca nera risale al 13 dicembre del 2017 a Santa Maria di Zevio, provincia di Verona. Ahmed Fdil, clochard marocchino che viveva in Italia da 35 anni, dormiva nella sua auto perché aveva perso il lavoro dopo aver lavorato per anni come operaio in fabbrica. 

La terribile morte di Ahmed, 64 anni

Quel giorno, mentre l’uomo si riposava nella vettura, due minorenni diedero fuoco ad alcuni pezzi di carta e li gettarono dentro l’auto. In pochi istanti, la vettura si trasformò in una trappola infuocata, condannando ad una morte orribile il povero Ahmed Fdil

Ma perché un gesto tanto orrendo da parte di due minorenni? La risposta è tragica quasi quanto l’atto: per noia. I due non sapevano cosa fare. Un insegnante dei due ragazzi raccontò alla polizia che i suoi studenti gli avevano confidato che uno dei due minorenni prendeva di mira Ahmed Fdil per rubargli i soldi dell’elemosina. Le intercettazioni telefoniche fra i due hanno confermato che avevano commesso loro l’orrendo omicidio. 

Messa alla prova per uno dei due imputati 

Fa discutere il fatto che il giudice abbia disposto la messa alla prova per uno di due. Il primo dei due colpevoli il 13 dicembre 2017 aveva solo 13 anni, quindi era legalmente non imputabile e non sarebbe stato condannato.

Il secondo compirà 18 anni a novembre ed è comparso di fronte al Tribunale dei minorenni a Venezia con l’accusa di omicidio. Il giudice ha disposto, su suo consenso, la sospensione del processo con messa alla prova. Per tre anni il 17enne dovrà vivere in una comunità e se manterrà un corretto comportamento, sarà prosciolto per estinzione del reato. 

Il nipote di Ahmed Fdil, Salah Fdil, venuto in Italia da Barcellona per seguire la vicenda processuale, si è detto sconvolto per la decisione. “La vita di mio zio vale meno di zero per la giustizia italiana” ha sostenuto. Parole che gli sono valse l’allontanamento dall’aula

“Questa decisione del Tribunale non me l’aspettavo ma la rispetto. Tuttavia, considerato il tipo di reato, ovvero l’omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa, secondo noi si sarebbe potuti arrivare a sentenza”. Questo il commento dell’avvocato Alessandra Bocchi che rappresenta i familiari della vittima, che non si sono potuti costituire parte civile a causa dell’età degli imputati.

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