Troppe ore su Facebook, viene licenziata: “Niente violazione della privacy”, la Cassazione conferma l’allontanamento

Cassazione conferma licenziamento

La Corte di Cassazione ha ribadito la legittimità del licenziamento di una donna bresciana, beccata a passare troppe ore su Facebook.

I datori di lavoro mantengono una linea dura contro i dipendenti che utilizzano i social durante le ore di servizio lavorativo. Una linea che in questi anni ha trovato il riscontro favorevole dei giudici di merito e della Corte di Cassazione. L’ultimo caso finito in tribunale riguardava una donna bresciana di 45 anni, impiegata come segretaria part time in uno studio medico, che ha effettuato 6000 accessi su internet dal pc del posto di lavoro, 4.500 dei quali su Facebook, in soli 18 mesi.

La dipendente aveva già presentato istanza al tribunale di Brescia sostenendo che il datore di lavoro aveva violato la sua privacy, ma sia in primo grado che in Appello i giudici avevano confermato la legittimità del licenziamento, sottolineando come la linea di condotta della dipendente avesse minato il rapporto di fiducia tra lei ed il datore di lavoro.

Troppe ore passate su Facebook, la Cassazione conferma la legittimità del licenziamento

Come ultima speranza, la dipendente aveva dato disposizione al proprio legale di tentare un ricorso alla Cassazione (ultimo grado di giudizio). Il risultato è stato identico a quelli precedenti: anche per i giudici della Corte Suprema il comportamento della donna è stato “in contrasto con l’etica comune” e dunque meritevole del licenziamento. Inoltre è stato sottolineato come non fosse possibile che ad accedere a siti non pertinenti all’attività lavorativa potessero essere state altre persone, visto che per accedere all’account di Facebook è necessaria una password.

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