Sbarchi e morti in mare, i dati smentiscono Salvini. Ma lui tira dritto

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:13

“Meno partono e meno muoiono”, dice Salvini. Ma i dati UNHCR raccontano un’altra verità.

Dopo la lunga diatriba in merito alla nave Sea Watch e all’autorizzazione a procedere nei suoi confronti in merito ai fatti che hanno interessato un’altra imbarcazione, la Diciotti, Matteo Salvini si era difeso in una lettera inviata al Corriere della Sera, dove precisava che dall’insediamento del governo Conte il numero complessivo di morti nel Mediterraneo sia diminuito, a dimostrazione di come la sua politica di tolleranza zero nei confronti dei flussi migratori e degli sbarchi stia dando i suoi frutti. Ma è davvero così?

Stando all’ultimo report reso pubblico dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), i dati di Salvini non sono proprio corretti. In sostanza, è vero che i morti sono di meno rispetto agli anni precedenti, ma è vero anche che è aumentata la media.

Nel 2018 è morto in mare un migrante ogni 51

Nel 2017, infatti, moriva un migrante ogni 55; nel 2018 si è passato a uno ogni 51. Le cose peggiorano nel tratto antistante la Libia, dove la situazione è a dir poco precipitata: da 1 ogni 38 del 2017 a 1 ogni 14 del 2018.

Il responsabile del Viminale e vicepremier del governo Conte asserisce anche che con l’esecutivo gialloverde gli sbarchi sono sensibilmente diminuiti. Effettivamente si sono registrati meno arrivi, ma in questo periodo sono comunque morte 2.275 persone nel “mare nostrum”, con una media di 6 vittime ogni giorno: la dimostrazione che la politica dei “porti chiusi” non ha abbassato, ma piuttosto elevato la pericolosità in mare.

Leggi NewNotizie.it, anche su Google News
Segui NewNotizie.it su Instagram

Iscriviti al canale Telegram di NewNotizie per non perdere nessun aggiornamento: CLICCA QUI!