Omicidio Marco Vannini, i legali dell’imputato contro la madre del giovane assassinato

Omicidio Marco Vannini, gli avvocati di Ciontoli intervistati da Quarto Grado

Marco Vannini (foto da Ansa)

L’omicidio di Marco Vannini. Una morte- quella di questo giovane di 20 anni- che si poteva evitare e l’ennesimo caso giudiziario che in Italia fa discutere. È arrivata pochi giorni fa la sentenza che ha visto esprimersi i giudici, in secondo grado di giudizio, nei confronti di Antonio Ciontoli, padre di Martina (l’allora fidanzata di Marco). Ciontoli, condannato a 14 anni per omicidio volontario, si è visto ridurre la sua pena a soli cinque anni di reclusione. Non si parla più di omicidio volontario ma di omicidio colposo. Strazianti i video che sono circolati in rete in questi giorni e che immortalano la reazione verbale violenta della mamma di Marco. La donna si è scagliata contro i giudici e sia lei sia il marito hanno parlato di vergogna. Andrea Miroli e Pietro Messina, avvocati della famiglia Ciontoli, hanno parlato della sentenza nel corso di un’intervista registrata per Quarto Grado ed andata in onda nella serata di ieri, venerdì 1 Febbraio 2019.

Omicidio Marco Vannini, i legali di Antonio Ciontoli: “In aula è venuto meno il confronto civile”

Per i legali della famiglia Ciontoli è stato giusto condannare Antonio Ciontoli per l’omicidio colposo di Marco Vannini, e non per omicidio volontario come era accaduto in primo grado di giudizio. Questo perché, nell’occultare la verità delle cose, Ciontoli agì per egoismo e non per far morire il ragazzo: se avesse saputo che Marco Vannini stava per morire si sarebbe attivato diversamente. Queste le chiare risposte dei legali Andrea Miroli e Pietro Messina alle domande poste da Anna Boiardi per Quarto Grado. Non c’era l’intenzionalità di uccidere da pare del loro cliente, o almeno questa volontà andrebbe dimostrata: “Per poter parlare di omicidio volontario va dimostrata la volontà. La Corte d’Assise d’Appello ha applicato il massimo della pena per l’omicidio colposo. Che poi qualcuno possa dire che vi è sproporzione tra la tragicità del fatto e la pena applicata, questa è una valutazione che non può essere additata ai magistrati. Noi comprendiamo benissimo il dolore della famiglia Vannini, tuttavia in uno Stato di diritto è giusto che vengano applicate le regole”. Non è mancato un attacco alla madre della vittima, per la condotta tenuta in aula e per la risposta, ferma, del Giudice che l’ha redarguita: “Quando si definisce una sentenza vigliacca, quando si urla “Vergogna!”, mi pare si vada oltre quello che può essere un confronto civile”.

Omicidio Marco Vannini, il giovane poteva essere salvato: storia di una verità occultata

La morte di Marco Vannini è avvenuta nella notte del 18 maggio del 2015. Il ragazzo, fidanzato con Martina Ciontoli, è stato raggiunto da un proiettile sparato dalla pistola del padre di lei nella loro casa di Ladispoli. Ciò che è accaduto dopo racconta di come il ragazzo sia stato abbandonato al suo destino, agonizzando tra atroci dolori per alcune ore, nel tentativo di non autodenunciarsi alle Forze dell’Ordine per quanto successo. I soccorsi sono arrivati troppo tardi per Marco: se soccorso prima il 20enne si sarebbe potuto salvare. Il tentato occultamento della verità da parte dei responsabili è confermato dalle diverse prove che sono state acquisite. Una prima chiamata al pronto soccorso venne chiusa dal padre della ragazza, il quale specificò che il malore accusato da Marco era rientrato. Nella chiamata si parlò esplicitamente di malore e non di un colpo di arma da fuoco. In una seconda chiamata (questa volta interverrà l’ambulanza) si spiegò che Marco si era ferito con un pettine appuntito. Marco è morto prima di giungere in ospedale. I medici avevano compreso ma non c’era più nulla da fare.

Maria Mento

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