“Tentativi di adottare mia figlia a mia insaputa”: Paki Valente scrive a Dagospia. Ma ci sono due rettifiche

A quasi tre anni dalla morte di Anna Marchesini, continua il tira e molla del suo ex marito Paki Valente con il Tribunale e con la figlia Virginia. L’uomo ha scritto una lettera aperta a Dagospia

Paki Valente e Anna Marchesini ai tempi del loro amore

Virginia Valente, la figlia della compianta artista Anna Marchesini e del suo ex marito Pasquale Valente (meglio conosciuto come Paki Valente), ha oggi ormai 26 anni. Quasi 3 anni fa (30 luglio 2016) la morte della madre, colpita da una gravissima forma di artrite reumatoide, e la fine di quel rapporto speciale di simbiosi nel quale la giovane Virginia aveva trovato conforto. Da anni la giovane non ha più rapporti con il padre e proprio il grave lutto ha segnato l’inizio del tira e molla con Paki Valente, culminato anche in una querela presentata dalla figlia dopo un’intervista. È ferma intenzione di Paki Valente quella di riallacciare i rapporti con la figlia, sebbene di mezzo ci sia il Tribunale, e l’ex marito di Anna Marchesini ha deciso di scrivere una lettera a Dagospia per denunciare dei fatti incresciosi che si sarebbero svolti a sua insaputa.

Paki Valente scrive a Dagospia, “Tentativi di adottare mia figlia a mia insaputa”

La lettera che Paki Valente ha scritto a Dagospia si apre con la spiegazione della richiesta, fatta allo Stato dallo stesso Valente, di ottenere per sua figlia un Amministratore che si potesse occupare di tutelare la sua eredità, anche nei confronti di altri potenziali avventori nascosti tra le stesse persone di famiglia. “ (…) Scopro solo ora grazie al mio avvocato del foro di Roma Avv. Maria Cristiana Gambarota, che ci sarebbe in atto un procedimento a Perugia per adottare mia figlia Virginia. La legge ha il dovere di ascoltare i genitori, eppure sembra ci siano state alcune udienze senza di me, suo padre. (…)”, continua successivamente lo sfogo dell’uomo. Paki Valente denuncia di essere l’unico genitore in vita di Virginia Valente e di essere stato tenuto all’oscuro, nonostante questo, delle richieste di adozione avanzate da parenti di terzo grado. Nessuna tutela, dunque, né per i suoi diritti, né per quelli della figlia.

Paki Valente scrive a Dagospia, le accuse all’Amministratore della figlia

(…) Se non fosse stato per il mio avvocato, io non avrei saputo nulla e non potrei oppormi; e mi sarei ritrovato la mia unica figlia adottata da parenti di terzo grado. Le domande che mi pongo sono: ma se mia figlia non avesse ereditato un ingente patrimonio; costoro si sarebbero dati da fare allo stesso modo? E l’amministratore di sostegno permanente dello stato  che ha il dovere di proteggere mia figlia: dove era?”, ha concluso Valente lanciando dure accuse nei confronti non solo del Tribunale tutelare di Roma ma anche dall’amministratore. A questo link è possibile leggere il testo integrale della lettera aperta.

Maria Mento

AGGIORNAMENTO CON RETTIFICA: La nostra redazione, e soprattutto la redattrice autrice di questo pezzo che sta scrivendo di suo pugno anche questa rettifica, tiene a fare chiarezza su due punti importanti della questione in oggetto. La rettifica che vi proponiamo arriva dopo la gentile segnalazione dello stesso Paki Valente che ha tenuto a mettere in chiaro la situazione. Il primo punto da rettificare riguarda la querela a carico del Signor Valente di cui si fa cenno nell’introduzione di questo articolo: va charito, basandosi sulla verita processuale, che la denuncia è stata archiviata già molto tempo fa perchè non vi era alcuna premessa per procedere. Querela che è stata citata dalla nostra redattrice, senza che però si facesse accenno al suo esito. Il secondo punto riguarda il senso delle parole del Signor Valente: come lui stesso ha tenuto a chiarire, si tratta di domande che lui ha voluto porre e non si tratta di accuse, nè nei confronti di un Tribunale nè nei confonti di persone fisiche.

Questa rettifica è dovuta innanzitutto al Signor Valente, e poi, in seconda battuta, è dovuta ai nostri lettori. La nostra redazione, in modo professionale e deontologico, lavora per informare il suo pubblico e crede sia importantissimo raccontare sempre la verità. Per questo motivo ci scusiamo per gli eventuali fraintendimenti che non hanno portato ad una corretta lettura delle sue parole e teniamo a sottolineare che non c’è stata malafede alcuna da parte della redattrice che ha editato la notizia. Per dimostrare quest’ultimo assunto, vi proponiamo a questo link le ulteriori dichiarazioni di chiarimento fatte da Paki Valente a Dagospia, in modo che possiate leggere direttamente le sue parole.

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