Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia

ESCLUSIVA Sen. Bellanova (PD): “Il Reddito di cittadinanza? Una mistura confusa”

CONDIVIDI
60 ANNI UNMIG MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

Abbiamo intervistato la Senatrice Bellanova del PD

Senatrice Bellanova, grazie di aver accettato la nostra intervista.
Cosa ne pensa della volontà dell’ex Ministro Calenda di riunire le forze europeiste in un’unica lista in vista delle prossime elezioni europee?

Non discuto né giudico le volontà di nessuno. Faccio una riflessione svolta già in tempi non sospetti, quando evidenziavo l’opportunità di posticipare il calendario congressuale perché ritenevo che non facesse bene sovrapporre congresso, elezioni europee ed elezioni amministrative. Soprattutto pensavo (e oggi ne ho la prova alla luce di quanto accaduto domenica scorsa a Roma) che dovesse avere priorità la costruzione di una piattaforma programmatica per le europee, con una chiara indicazione di merito e di metodo sul quadro di alleanze interne e in campo europeo, che evidenziasse con sufficiente nettezza il nostro punto di vista sull’Europa che vogliamo e come e cosa riteniamo necessario cambiare. Mi sembra ad esempio che lo schema tutto sommato riduttivo europeisti contro sovranisti rischi di chiarire poco l’intera posta in gioco e anche come riuscire a trasformare le frasi ad effetto in proposta politica. Contemporaneamente credo che in un sistema proporzionale un’unica lista, dove confluiscano sensibilità differenti che su molte questioni hanno manifestato più e più volte distanze evidenti, non sia la soluzione migliore. Da un punto di vista sia tattico che strategico.
Noi abbiamo bisogno di prendere di petto le contraddizioni che l’Europa ci consegna e provare a rilanciare nel segno di una chiara politica riformista, dove inclusione e crescita siano parole chiave chiarissime, così un’analisi sulle cosiddette colonie interne e sul dumping che ne deriva, e sul ruolo che l’Europa stenta a giocare nella crisi e nello scenario mondiale. Dinanzi alla questione delle migrazioni, noi per primi dobbiamo dire con chiarezza quale deve essere il ruolo dell’Europa, non lasciando ad altri spazi per politiche furbe e ciniche, che scaricano sui più deboli contraddizioni enormi. Rivendico con orgoglio il Migration compact proposto proprio da Matteo Renzi in sede europea. Mi chiedo se le cose sarebbero a questo punto se quella piattaforma fosse stata non solo bene accolta, come è accaduto, ma soprattutto condivisa fattivamente e magari rafforzata. Dobbiamo essere capaci di affrontare le contraddizioni, non girarci intorno. In fin dei conti la questione è molto semplice: o si importano merci o si importano braccia. Ridiscutere le ragioni di scambio è un dovere che la storia ci impone. E così riuscire ad avere un’operatività politica e un punto di vista veri sul continente più ricco del mondo da cui le persone continuano a scappare.

Intervista alla Senatrice Bellanova del PD

Lei dice: “Ne ho avuto la prova domenica scorsa”. A cosa si riferisce?

Domenica si è celebrata l’Assemblea del Pd. Se una persona digiuna di tutto l’avesse seguita anche via social, avrebbe riportato la sensazione di un dibattito in gran parte centrato sul sostegno o meno alla proposta di una lista unica alle europee contro i sovranismi. Il tema del giorno però non era questo, né tantomeno credo che obiettivo della giornata fosse ridurre a questo la dinamica assembleare. C’è uno specifico, sempre, che non può essere né bypassato né svilito. Così la distanza dai corpi sociali può solo aumentare, di certo non ridursi.

Il ‘decretone’ (nello specifico il reddito di cittadinanza) è un tema che sta creando grandi dibattiti all’interno dello stesso PD: come si spiega questa situazione e qual è il suo punto di vista a riguardo?

Non c’è giorno che proprio su questo tema io non esprima il mio punto di vista. Da ultimo anche stamane, registrando lo spettacolo desolante prodottosi in Commissione lavoro del Senato dove era calendarizzata l’audizione delle parti sociali su Reddito e pensioni e dove abbiamo registrato una incomprensibile assenza da parte del Governo. Da Sottosegretaria al Lavoro ho sempre partecipato a ogni audizione sul ‘Jobs Act’ sia alla Camera che al Senato, ritenendolo non solo un atto dovuto ma un mio preciso dovere e anche una prassi istituzionale opportuna finalizzata a migliorare i provvedimenti. La totale autoreferenzialità di questo Governo su questioni peraltro delicatissime non può non allarmare e direi che dopo la parata di ieri stamane presentarsi in Commissione, sebbene atto non dovuto, fosse una questione di stile e un segno di rispetto istituzionale.
Tornando al Reddito di cittadinanza in sé, ultimamente mi è sembrato necessario provare a riflettere su una domanda ricorrente che si aggira nel paese e in molti studi televisivi e che suona pressappoco così: perché il Pd non appoggia la misura, non è una misura di sinistra?
Liberiamo il campo dagli equivoci: la povertà è una questione serissima e grave nel nostro Paese. Per questo noi avevamo già una legge, quella messa in campo dal precedente Governo a guida Pd, per contrastarla con una misura universale come il reddito di inclusione. Sarebbe stato sufficiente, senza perdere un anno in prove di forza e in esibizioni varie, rafforzare e ampliare quella misura, come noi già avevamo cominciato a fare, riuscendo a coinvolgere tutte le persone e le famiglie in difficoltà.

La misura gialloverde è invece una mistura confusa, confonde e sovrappone inclusione sociale, su cui non agisce per nulla, sostegno all’occupazione, riorganizzazione della macchina dei centri per l’impiego. Tre questioni talmente rilevanti che sarebbe stato saggio e opportuno continuare a tenere distinte, magari all’interno di una strategia complessiva dove avessero luogo e rilevanza anche le politiche industriali, il sostegno alla ricerca e alla formazione, l’alternanza scuola-lavoro. E poi, come noi avevamo fatto, il contrasto alla povertà educativa e la rigenerazione fisica e sociale delle periferie. Per noi ridurre le povertà significava tutto questo, inclusa la lotta allo spreco alimentare. Qui non si capisce nulla. Se non che prima ancora di scrivere il Decreto già avevano imposto l’equazione “povero uguale furbo”. Le pare questo il modo per affermare e difendere la cittadinanza delle persone più fragili?

Simone Ciloni

Leggi NewNotizie.it, anche su Google News Segui NewNotizie.it su Instagram

Leggi NewNotizie.it, anche su Google News
Segui NewNotizie.it su Instagram