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Rap a Sanremo 2019: le prime opinabili impressioni sui rapper in gara, da Achille Lauro a Rancore

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Il rap spiegato agli italiani: tanto rap a Sanremo, le prime opinabili impressioni sui rapper in gara,

Dopo aver lanciato la rubrica del rap spiegato agli italiani (non badate al titolo arrogante, la spiegazione del perché è nel primo capitolo della rubrica), non posso non parlare dei rapper presenti a Sanremo e delle loro canzoni in gara.

Andrò in ordine alfabetico e non darò voti, ché lascio questo ingrato compito ai veri critici (o ad hano.it, portale dedicato al rap che ha deciso di fare le pagelle dei rapper a Sanremo, dispensando giudizi quantomeno rivedibili – e che citerò in corso d’opera)

Achille Lauro – Rolls Royce

Partiamo quindi da Achille Lauro, in gara con ‘Rolls Royce’: come spesso mi capita con Achille Lauro (ma non è l’unico artista con cui ho questo approccio) per apprezzare a pieno una canzone è necessario che la ascolti più d’una volta (e magari in condizioni alterate, quello sarebbe l’ideale).

Avendolo ascoltato di sfuggita e da sobrio, non ero rimasto particolarmente colpito dalla traccia (ero sì rimasto colpito dall’attacco urlato del rapper capitolino: estremamente punk).

Avendolo poi risentito – e lo potete risentire anche voi, nel video del live dalla prima serata che vi propongo di seguito – ho maggiormente apprezzato il testo, una sorta di ‘Vita Spericolata’ in salsa trap (lo apprezzerò ancor più col passare del tempo, quando son certo diventerà un tormentone).

“No non è vita è Rock’n Roll
No non è musica è un Mirò
È Axl Rose
Rolling Stones
No non è un drink è Paul Gascoigne
No non è amore è un sexy shop
Un sexy shop si si è un Van Gogh”

Circa la prestazione, sono certo che non avrei saputo fare di meglio sul palco dell’Ariston – ma io non sono un cantante. Son certo anche che un’ottima parte della scena non avrebbe fatto di meglio.

Hano si chiede: “Cosa avranno pensato le mummie in sala quando è apparso Achille con il viso tatuato ed ha inaugurato la canzone praticamente urlando?”

Io rispondo che è solo un primo passo verso la normalizzazione dei tatuaggi in faccia e dell’inglobamento nel mainstream di un genere musicale: Achille Lauro era frattanto vestito in maniera impeccabile, quindi non credo che le mummie in sala siano rimaste sconvolte più di tanto. E anche fosse, sticazzi.

Ghemon – Rose viola

Non sono un gran fan di Ghemon, devo ammetterlo. E’ un rapper che mi annoia, ma questo è un parere del tutto opinabile e personale (e che forse prima o poi cambierò).

Ciò premesso, si può dire che Ghemon non sia bravo?

In una versione neffeggiante (non parliamo del Neffa dei Sangue Misto, obviously), Ghemon è parso assolutamente a suo agio sul palco dell’Ariston, cantando questa canzone perfetta per il contesto sanremese (si tratta di un amore infranto. Cosa c’è di più adatto?).

Il ritornello (anche se, convengo con Hano, c’è troppo ritornello) è di quelli che entrano in testa:

“Rose viola
Stese sulle lenzuola
Come tutte le notti in cui
Te ne stai da sola”.

Dopo un solo ascolto, nella testa risuona in loop.

Assolutamente entusiasti i commenti sotto il video del suo live, con tanti utenti che si ripromettono di approfondire : Ghemon in rampa di lancio?

Shade (con Federica Carta) – Senza farlo apposta

Squadra che vince non si cambia, si dice.

E se Federica Carta e l’mc piemontese Shade sono riusciti a fare 95 milioni di views su YouTube con ‘Irragiungibile’, perché non riproporsi assieme, con una canzone in cui le analogie sono evidenti, a partire dalle prime barre

“A volte dirsi ti amo
È più finto di un “dai ci sentiamo”
Ho il tuo numero ma non ti chiamo
A te fa bene, a me fa strano”

(Mannaggia questi amori mediati da telefonino).

Entusiasti i fan, che vedono la canzone come possibile trionfatrice del Festival.

Vinca o non vinca, scommetto che questa canzone sarà in heavy rotation in radio.

Piccola parentesi sulla mise piena di payette della Carta, inguardabile imho. Ma non sono un esperto di moda quindi non se la prenda a male la signorina.

Rancore (con Daniele Silvestri, che lo ha colpevolmente nascosto) – Argento Vivo

Daniele Silvestri, in concorso da solo, viene affiancato sul palco da uno dei rapper conscious più apprezzati della scena, Rancore (nome d’arte di Tarek Iurcich, mc nella scena ormai da una vita, quando girava cor cortello pel Tufello).

Tra le quattro canzoni qui presentate, si tratta di quella forse più “profonda” (non che gli amori disperati non siano profondi, ma converremo che non sia un topos esattamente innovativi nel panorama musicale italiano), raccontando la storia di un 16enne iperattivo (quanto cantato si confarrebbe perfettamente ad un ragazzino affetto da ADHD), difficile da inglobare nella società (la mia sintesi fa perdere tutta la poesia. Vi suggerisco di ascoltare la canzone).

Hano commenta così: “Grandissimo Rancore, interviene a rappare come si deve con la padronanza del palco del grande Mc che è. Silvestri che rappa/parla è quanto di più brutto invece si possa sentire”.

Ma Silvestri che rappa/parla non è una novità (e non trovo per altro sia così cacofonico) e l’unica vera colpa del cantautore è aver inserito Rancore solo come autore del testo della traccia, quando poi – anche a livello di presenza scenica – il bravissimo mc è fondamentale (e se non l’aveste visto, ve ne potete rendere conto nel video seguente)

Non ho inserito nella lista i Boombdabash (perché fanno – molto bene – reggae. Avrei piuttosto sottolineato la cresta di Paya. What about le mummie dell’Ariston?), Briga ed Ultimo (perché, specie quest’ultimo, non hanno portato rap sul palco).

Ma circa Briga – inserito nella classifica da Hano – non posso non citare il severo giudizio: “Canzoncina per Sanremo in coppia con la spocchiosissima Patty Pravo”. Ok, probabilmente è sì una canzoncina per Sanremo (la maggior parte degli artisti che vanno a Sanremo fanno canzoncine per Sanremo. D’altra parte sono a Sanremo), ma credo che attribuire un aggettivo come “spocchiosissima” ad un mostro sacro della musica italiana come Patty Pravo – 70 primavere sulle spalle. Lei può.

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