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Sen. Damiani (FI): “Di Maio-Salvini? Un’alleanza che non ha punti di convergenza”

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Abbiamo intervistato il Senatore Damiani di ‘Forza Italia’

Buongiorno Sen. Damiani, grazie della sua disponibilità. In primis le voglio chiedere che opinione si è fatto sulla questione TAV e le divergenze tra Di Maio e Salvini sull’argomento…

Che vi siano divergenze di opinioni tra le due anime del governo gialloverde non è una novità, per cui non mi sorprende che ciò accada anche in merito a un’opera pubblica importante come la TAV. Lo abbiamo detto fin dall’inizio che questa alleanza non aveva punti di convergenza, se non quello di arrivare al potere con qualunque mezzo. Lo hanno fatto cercando di mediare i propri conflitti attraverso un contratto, ma era prevedibile che i nodi sarebbero venuti tutti al pettine, come sta accadendo. E intanto chi ne fa le spese è il Paese, sono gli italiani, la nostra economia, ormai certificata in recessione tecnica che, di questo passo, diventerà certamente recessione vera e propria. Perché arrivare al potere non è sinonimo di saper governare, e i risultati disastrosi lo dimostrano. Lega e ‘Movimento 5 Stelle’ provengono da visioni opposte su tutto, per cui hanno creduto di poter superare i conflitti delegandosi reciprocamente interi ambiti come la sicurezza alla Lega e l’economia al M5S. Così facendo, è chiaro che ciascuno dovrà rinunciare alla propria identità per assecondare le scelte dell’altro, oppure il conflitto esploderà. Ed è quello che accade sulle grandi questioni come appunto la TAV, un’opera che nasce da un progetto regolato da un trattato internazionale e che non può certo essere liquidata con qualche battuta come inutile perché “chi se ne importa di andare a Lione…”, citando il ministro Toninelli. Ma questo modo di affrontare problematiche complesse con soluzioni semplicistiche non mi sorprende, è un modus operandi dei pentastellati che il Paese purtroppo ha imparato a conoscere su tanti temi in questi primi mesi di governo. Che Salvini e Di Maio siano su posizioni molto lontane rispetto alla TAV non credo possa stupire qualcuno: la Lega per forma mentis ed elettorato ha una visione positiva dell’economia di mercato, dell’impresa, dell’innovazione, della concorrenza; il M5S si è invece sempre schierato a favore della decrescita felice e dell’assistenzialismo. Una convivenza quindi abbastanza difficile, in cui gli attriti seri non mancano e non mancheranno.

Intervista al Senatore Damiani su TAV e altre tematiche

Il Premier Giuseppe Conte è molto positivo sul rilancio economico del Paese: come si esprime su questo importante aspetto?

Non so quali fonti e dati consulti il premier Giuseppe Conte per elaborare previsioni ottimistiche al contrario, tutti gli organismi economici terzi, nazionali ed esteri, certificano con studi precisi e modelli statistico-matematici che l’economia del nostro Paese è in grave sofferenza e i provvedimenti varati dal governo stanno dando il colpo di grazia a crescita e sviluppo. Le stime di crescita per l’Italia nel 2019, date all’1,5% dal governo per poi scendere a un più contenuto 1%, oggi sono state drasticamente ridimensionate da FMI e Ue fra lo 0,2 e lo 0,4%, alla luce proprio della manovra di bilancio varata. Segno che la direzione impressa è completamente sbagliata: a titolo di esempio, il cosiddetto decreto dignità, che secondo l’esecutivo avrebbe garantito un aumento dei contratti a tempo indeterminato, ha avuto effetti negativi conclamati sull’occupazione; il reddito di cittadinanza, poi, che dovrebbe rilanciare i consumi interni, ha un moltiplicatore di 0,5 (cioè significa che per ogni euro speso dallo Stato, ne torneranno nel circuito economico 0,5). Si tratta quindi di misure improduttive già previste e prevedibili, ma purtroppo l’arma vincente di questa maggioranza è la narrazione populista e demagogica che incanta le piazze, soprattutto virtuali, con promesse irrealizzabili. E’ il governo della campagna elettorale perenne, della rivalità interna fra i due partiti che si contendono gli elettori a colpi di slogan ma di fatto non hanno un programma economico serio e credibile, una strategia complessiva di riforme. Se ne sono accorti tutti, dalle associazioni di categoria sul piede di guerra per il mancato sostegno alle imprese, alla produzione, alla creazione di lavoro, agli investitori esteri che scappano dai nostri titoli: ne dovrà prendere atto anche il premier Conte, la realtà sta già bussando alla porta.

Simone Ciloni

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