La storia di Nice, giovane donna contro la violenza del rito delle mutilazioni genitali

Oggi l’Italia ha avuto l’onore di ospitare per la giornata “Tolleranza zero sulle mutilazioni genitali femminili” Nice Nailantei Leng’ete, una ragazza di etnia Masai di 27 anni, oggi attivista per le Nazioni Unite, in particolar modo per Amref, un’organizzazione sanitaria no profit presente in Africa. Testimone di libertà, simbolo di redenzione sociale ed umana, sostegno per migliaia e migliaia di giovani donne che subiranno o hanno subito la terribile pratica della infibulazione, rituale ancora presente in molte popolazioni autoctone e tribali dell’Africa.

Nice abitava in un villaggio Masai ai piedi del Kilimangiaro e aveva 9 anni quando un giorno i genitori e gli zii le dissero che avrebbe dovuto sottoporsi all’infibulazione per trovare marito, senza più andare a scuola: «Scappai di casa alle 4 del mattino e corsi per 20 chilometri nella savana piangendo» racconta. La bimba andò dal nonno, pregandolo di aiutarla, non voleva essere mutilata, desiderava continuare a studiare. L’influenza dell’anziano e il rispetto che incuteva riuscirono ad evitargli la pratica, ma causò il suo esilio dal villaggio. Oggi Nice combatte per fare in modo che questa sorte non accada più a nessuna ragazza

Secondo i dati più aggiornati di fonte OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), sono tra 100 e 140 milioni le bambine (alcune stime parlano addirittura di 200 milioni), ragazze e donne nel mondo che hanno subito una forma di mutilazione genitale , ed è una pratica presente ancora in 27 paesi in Africa, inoltre vi sono stati numerosi casi anche in Yemen.

Lorenzo Carbone