Niente rapporti umani, lo fanno solo con i robot. I “digisessuali” ora chiedono diritti

digisessualiI “digisessuali” ora chiedono diritti. 

Un’identità sessuale emergente, conosciuta come “digisessualità”, sta guadagnando una certa popolarità tra i giovani dalla mentalità aperta in Gran Bretagna, Giappone, Russia e Stati Uniti.

Le ricerche degli accademici Neil McArthur e Markie Twist, co-autrici di un articolo dal titolo “The Rise of Digisexuality”, suggeriscono che la tendenza sta diventando sempre più comune.

Quest “digisessuali” non hanno più intenzione di intraprendere relazioni intime, comprese quelle sessuali, con gli esseri umani, preferendo avanzati software per computer e robot realistici, come spiegano Markie e McArthur.

Un “digisessuale” di nome Akihiko Kondo, amministratore scolastico di 35 anni, ha sposato una cantante di realtà virtuale in Giappone, ritiene di far parte di una minoranza sessuale sottoposta a discriminazione.

I “digisessuali” riconosciuti come minoranza? 

Per coloro che si identificano come “digisessuali”, Markie e McArthur credono che possano essere considerati alla stregua delle altre minoranze sessuali come gli omosessuali, i trans e i bisessuali.

Fare pressione per la protezione dei diritti umani potrebbe essere un modo per i “digisexuals” per cercare di ottenere il riconoscimento. Sembra che la campagna sia già iniziata online.

“Penso che ci stiamo muovendo verso un sistema che garantisce un’ampia libertà sessuale e riconosce il valore delle identità sessuali alternative in generale”, ha detto il dottor McArthur, professore di filosofia presso l’Università di Manitoba, al Daily Star Online.

“Il Canada e i paesi nordici sono leader in questo, ma il resto dell’Europa e l’America non sono molto indietro”.

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