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Che cos’è un dissing? Il pezzo contro Brumotti di Striscia, lo specialista Jamil e brevi (ac)cenni storici

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Il rap spiegato agli italiani: che cos’è un dissing? Dal pezzo contro Brumotti di Striscia agli (ac)cenni storici

Ne abbiamo scritto quattro giorni or sono, appena uscite le immagini: Daniele Piervincenzi, già protagonista delle cronache per la vile testata di un membro del clan Spada, è stato nuovamente aggredito mentre si trovava a Pescara per girare un servizio per il programma ‘Popolo Sovrano’ (stavolta legato allo spaccio in una delle piazze più grandi d’Abruzzo).

L’ex rugbista non è l’unico che in terra tricolore rischia la propria incolumità più o meno ad ogni servizio.

Un altro che spesso ha rischiato e rischia, quando non s’è presentato accompagnato dalle forze dell’ordine, è Vittorio Brumotti, campione di bike trial ed inviato di ‘Striscia La Notizia’.

(Voglio sottolineare come le uniche due cose che accomunano Piervincenzi e Brumotti sono l’essere degli sportivi e il rischio che corrono mentre lavorano per i loro rispettivi programmi, per il resto i due ritengo abbiano ben poco a che vedere: nel primo caso parliamo di un vero e proprio giornalista).

Di recente, Brumotti è stato protagonista di un servizio a Tor Bella Monaca, in cui entra con la sua bici in un edificio del quartiere capitolino scortato dalle forze dell’ordine (dopo aver preso qualche insulto in giro)

Nell’edificio si spaccia e questa potrebbe essere una notizia, qualora non fosse discretamente noto nella Capitale che in alcuni quartieri e in alcune periferie si spaccia (come in tutte le città d’Italia); sfugge invece il senso della parte di servizio in cui Brumotti entra in bici nella casa della spacciatrice (ma il senso tende a sfuggire spesso, nei servizi di Striscia).

Tra chi non ha gradito il servizio – andato in onda ad inizio mese –  c’è stato anche un rapper emergente, Aurel, componente del “street team” Nuova Roma, che su Brumotti ha voluto scrivere un pezzo: ‘Pupazzo’.

Non sei Nadia Toffa né Giulio Golia
Stai facendo Batman, nella zona mia
Invece di impennsare con la polizia
Aiuta ‘sti ragazzi a levarsi dalla via

Non parliamo di rime tremendamente innovative o di incastri spaventosi, ma sicuramente passa il messaggio di disrispetto verso Brumotti.

Capitatomi casualmente davanti mentre aprivo la home page di YouTube un paio di giorni or sono ho scelto questo video per presentarvi il concetto di dissing, per questo terzo episodio de il Rap Spiegato Agli italiani (in coda il link agli altri due), che giunge a due settimane dall’ultimo capitolo (come ho scritto già, sarà una rubrica sporadica, dato il poco tempo a mia disposizione)

Cos’è un dissing?

Come avrete capito dalla intro – necessaria per collegare il pezzo all’attualità – il dissing ha a che vedere con il disrispetto / la mancanza di rispetto (metto la doppia opzione giacché nella nostra amata lingua disrispetto effettivamente non esiste) nei confronti di qualcuno.

Letteralmente,  dissing deriva dal sostantivo inglese disrespecting. Ed è molto utile leggere la definizione inglese di Wikipedia per capire meglio cos’è un dissing: “A diss track or diss song (diss – abbr. from disrespect) is a song intended to verbally attack someone else, often as a response to someone’s diss track. While musical parodies and attacks have always existed, the trend became increasingly common in the hip hop genre fueled by the hip hop rivalry phenomenon”.

Insomma, il dissing avviene principalmente tra rapper – considerando la forte competività degli appartenti al genere – ma come vedremo di seguito, in Italia abbiamo visto alcune varianti (parlo del Bel Paese perché, come Silvio, è il Paese che amo. Ed è quello che ritengo di conoscere un minimo di più).

Il dissing in Italia

Di norma, il dissing avviene tra rapper, ma in Italia è già capitato che il dissing sia rivolto ad elementi estranei alla scena, come nel succitato caso di Brumotti, ma non solo: ricordo un dissing di Gue Pequeno ai giornalisti di XL e Rockit e, volendo allontanarci dal rap (a sottolineare la veridicità della succitata definizione di Wikipedia), cos’è se non un dissing l’attacco di Francesco Guccini al critico musicale Riccardo Bertoncelli ne ‘L’Avvelenata’? (I giornalisti non piacciono agli artisti, c’è poco da dire).

Ultimamente, erroneamente, si parla di dissing anche nel caso di scambio di frecciate sui social network: ci sono rapper o presunti tali che – dinnanzi alla telecamera frontale del proprio telefono – dicono le peggio cose su eventuali colleghi, senza poi trasformare le provocazioni verbali in veri e propri dissing. Perché, se non c’è un beat e non ci sono delle rime, non si può parlare di dissing.

In tal senso, fra i rapper della nuova scuola, fa sicuramente eccezione Jamil (avrei voluto partire da lui, in realtà, per parlare del dissing in Italia, ma sono passati già svariati giorni dalla pubblicazione del suo ultimo dissing che uindi non può essere già considerata una nuova uscita, considerando l’assurda mole di canzoni pubblicate quotidianamente da rapper – veri e presunti – in giro per lo stivale).

Pur essendo discretamente attivo sui social, il rapper di San Vito – quartiere di Verona – è di fatto uno dei specialisti del dissing in terra tricolore, se non lo Specialista.

L’ultimo è ‘No Racism’, dedicato a due rapper capitolini accusati di usare a sproposito quella che negli States chiamano N-word

Il video rappresenta un bell’esempio di multiculturalismo (sono decine le nazionalità rappresentate, a testimonianza della veridicità delle parole di Jamil: “Baida è un selvaggio, interrazziale / In giro per le strade assieme ad ogni colore / Frate ho un bagaglio multiculturale / Che te lo sogni per te è immaginazione”) e le rime sono taglienti (di seguito un altro piccolo campione, per il resto del testo vi rimando ai commenti del video):

Il bello che tu dissi tipo tutti quanti
Solo con il cellulare, solo con le storie
Il bello che tu dissi dopo chiedi scusa
Lo hai fatto pure a Sfera, dopo pure a Tony
Tu prima fai il props, dopo li dissi
Nessuno che ti caga mi chiedo perché insisti
Potete avete origini pure latine
Per me siete due bianchi soltanto con le treccine

In passato Jamil ha dissato anche il rapper capitolino Noyz Narcos (uno dei monster della scena) ed ha anche scritto almeno diversi pezzi in cui evidenzia la sua verve polemica: ad esempio Nuovo Inoki (Inoki è un caposaldo del rap italiano col vizio del j’accuse social. In questa traccia, Jamil canta: “Se ripenso, sì, alla mia carriera / Quanti scazzi fra, con quanti artisti / Mi compravo giusto il Panamera / Se pagavano per fare i dissing”) o ancora Trap Baida (di cui sottolineo due gustose punch lines: Ho aggredito così tanti rapperini / Che potevo sì chiamarlo: aggre-disco; Ho dissato così tanti rapperini / Che potevo sì chiamarlo diss-co).

Potremmo quindi parlare di altri dissing (Dj Gruff contro J-Ax nel 1999; Fabri Fibra, uno dei primi rapper ad aver raggiunto la notorietà mainstream nel nuovo millennio, protagonista di una faida canora con Vacca; Mike Hishgnob contro Nayt e Skioffi…) ma su questo ci torneremo eventualmente in un’altra occasione.

Perché ci sarebbero da analizzare altri aspetti (il fatto che i diss vengono usati spesso come promo dei lavori degli artisti, ad esempio; tranne nel caso in cui dissi Marra: in quel caso niente promo facile) ma credo di essermi già dilungato troppo.

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