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Il Ppe rifiuta Orban: dodici partiti della coalizione vogliono l’espulsione di Fidezs

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Non sono tempi particolarmente buoni per il premier ungherese Viktor Orban, noto nazionalista e sovranista, alleato ideologico di Matteo Salvini (vice-premier nonchè segretario della Lega Nord).

Il fondatore e padrone del Fidezs, il partito di maggioranza in Ungheria, sta perdendo consensi in patria (non molti a dire il vero, ma non riesce più a raggiungere il plebiscito precedente) e neppure sul fronte europeo, quell’Unione Europea da lui tanto odiata e bistrattata, sta andando benissimo.

Orban e il Fidezs fanno parte della coalizione di partiti europei chiamata Ppe(partito popolare europeo), un gruppo di ideologi e politici di centro-destra aventi idee moderate e conservatrici. Un gruppo che, a dire il vero ha poco a che fare con il nazionalista magiaro.

In virtù di questo, secondo il giornale tedesco Der Spiegel, dodici partiti della coalizione moderata (appartenenti a nove paesi diversi)hanno deciso di fare una mozione per espellere lo scomodo alleato dal gruppo politico.

I partiti che hanno richiesto la rimozione di Orban dalla coalizione sono i seguenti (dati presi da Der Spiegel e da The Globalist):

  • Due partiti svedesi, i Moderaterna e i Kristdemokraterna;
  • I finlandesi del Kokoomus
  • I Cristiano Sociali lussemburghesi (Csv, il partito di Jean-Claude Juncker)
  • Due partiti belgi: Cdv(cristiano democratici fiamminghi) e Cdh (Centre Democrate Humaniste)
  • Il Cda olandese
  • I portoghesi del Cds (Centro Democratico e Social)
  • I greci di Nea Dimokratia
  • Il partito conservatore norvegese Hoyre

La mozione è stata accolta dal presidente della coalizione, Joseph Daul, il quale ha indetto un congresso il giorno 20/03/2019 per decidere di questo fatto.

Per Orban potrebbe divenire un grosso problema a livello di credibilità continentale, ma potrebbe anche dargli quella spinta in avanti a livello nazionale che gli darebbe la forza di poter conservare la poltrona del potere ungherese (ricordiamoci che non si scolla da essa dal lontano 2010, ovvero da ben quattro mandati) che tanto agogna, dandogli la possibilità di rafforzare ancora di più il suo “Patto di Visegrad“.

Lorenzo Carbone