I laburisti vogliono far rientrare in Inghilterra una ex jihadista perché suo figlio di 3 mesi è morto in Siria 

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:12
I laburisti vogliono far rientrare in UK una jihadista perché suo figlio di 3 mesi è morto in Siria
Shamima Begum

I laburisti vogliono far tornare una jihadista in UK 

Polemica in Regno Unito dopo la notizia della morte del figlio di Shamima Begum, donna di 19 anni di origini straniere e con passaporto britannico. La donna si era unita alla causa jihadista in Siria nel 2015, assieme ad altre due adolescenti con cittadinanza britannica. 

Il Regno Unito il 19 febbraio ha tolto la cittadinanza a Shamima Begum stante la sua volontà univoca di unirsi allo Stato Islamico ed alle nefandezze commesse in Siria. Ora i laburisti e parte dell’opinione pubblica ritengono che sarebbe giusto far rientrare la donna a causa della morte del figlio. 

Radicale Corbyn, leader del partito laburista inglese: “È nata nel Regno Unito, ha il diritto di rimanere nel Regno Unito. Certamente ci sono diverse domande a cui deve rispondere, ma ora ha bisogno di appoggio”.

Il figlio di Shamima Begum, Jarrah (nome in omaggio a un eroe di guerra islamico, come ammise la madre), di 3 mesi, è morto di polmonite in un campo profughi in Siria dove Shamima Begum si trova da quando è fuggita dal villaggio di Baghuz dopo la resa dell’ISIS. 

Il partito laburista sta criticando il governo britannico per aver lasciato Shamima Begum in Siria con il figlio di 3 anni, sostanzialmente sostenendo che la mortalità in quei campi è molto alta e che lasciare la jihadista laggiù non sia moralmente giusto. 

“Non ho rimorsi. La gente dovrebbe provare simpatia”

Shamima Begum ha avuto due figli prima di Jarrah, entrambi morti. Sposata con un foreign fighter olandese dell’ISIS detenuto in Siria, la donna ha sostenuto di non essersi pentita di essersi unita all’ISIS e nonostante ciò di voler tornare in Inghilterra a crescere il figlio. Shamima Begum è stata giustificata da molti politici britannici per il fatto di essere stata una adolescente al momento della sua fuga in Siria, ma a preoccupare caso mai è la mancanza di pentimento. 

La gente dovrebbe provare simpatia per me” aveva dichiarato in una intervista.
Un errore andare in Siria? Forse sì, ma non me ne pento. Ho sposato mio marito, non avrei trovato qualcuno come lui nel Regno Unito. Ho avuto i miei figli, sai? Ho passato dei bei momenti là. È solo che alla fine, le cose si sono fatte più difficili e non potevo restare, dovevo andarmene” ha detto al giornalista. 
Al Times aveva detto che vedereteste mozzate di ostaggi dell’Isis in un secchio” non le aveva provocato alcuna reazione, che le atrocità dell’ISIS non l’avevano sconvolta. Anzi, vivere sotto ISIS nei primi anni era “bello”, ha dichiarato.

“La strage di Manchester? È stata giusta”

La 19enne aveva anche sostenuto che la strage di Manchester, che ha provocato 22 morti soprattutto giovanissimi, fosse “stata giusta”. La strage di Manchester è stata una meritata rappresaglia” aveva dichiarato la 19enne, facendo nuovamente scalpore. E inimicandosi, comprensibilmente, la quasi totalità dell’opinione pubblica inglese.

La decisione del governo di proibire il rientro della “Sposa dell’ISIS”, e l’avversità dell’opinione pubblica nei suoi confronti, nascono proprio dall’atteggiamento della donna che non si è mai mostrata pentita o sconvolta per essersi unita all’ISIS e per le atrocità che ha visto compiere. Inoltre la donna potrebbe essere considerata una ‘minaccia potenziale di lungo termine‘, la cui storia riflette le complicazioni che i Paesi europei che avevano dato cittadinanza a terroristi e jihadisti si trovano ad affrontare ora sul destino dei foreign fighter.

Nonostante ciò, a fine febbraio, dopo aver capito che il Regno Unito faceva molto seriamente nel negarle il ritorno e dopo che il Bangladesh le aveva rifiutato la cittadinanza, la Begum ha messo da parte i toni sprezzanti. “Chiedo ai politici britannici di rivedere il mio caso, sono disposta a cambiare” ha detto all’inviato John Sparks che l’ha incontrata nel campo profughi. “Mi piacerebbe che rivalutassero il mio caso con un po’ più di misericordia nel loro cuore”.

Dal canto loro, gli avvocati della famiglia cercando di trovare un cavillo al quale attaccarsi per far tornare la 19enne a casa. “Stiamo considerando tutte le vie legali per contestare questa decisione” spiega Mohammed T. Akunjee, l’avvocato della famiglia di Shamima che si trova nel Regno Unito.

Il padre: “Fatela tornare”

La 19enne aveva fatto sapere poco tempo fa che il figlio non stava bene, probabilmente per incitare il Governo a farla tornare, ma aveva anche specificato che suo figlio non se ne sarebbe andato dalla Siria da solo. 

Il padre della 19enne, Ahmed Ali, ha chiesto al Governo di ridarle la cittadinanza. “La mia bambina aveva solo 15 anni quando è fuggita (in Siria), era immatura” ha dichiarato. “Chiederei al governo britannico di non revocarle la cittadinanza, di restituirgliela. E se è colpevole, riportarla in Gran Bretagna e punirla lì”. 

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