Casali ed il post della vergogna sui down: ironia becera o humor nero?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:58

ironia becera o humor neroIl post di Casali sui Down ha generato una bufera mediatica. Il politico ha cercato di giustificarsi, spiegando che si trattava di una semplice “battuta”.

Il web è insorto ieri pomeriggio quando Augusto Casali, curatore della pagina Facebook ‘Dio Imperatore Salvini‘, nonché membro della Lega ha ironizzato sul blocco temporaneo delle piattaforme social Facebook e Instagram, utilizzando un gioco di parole tra il termine informatico utilizzato per tali problematiche e l’omonima sindrome. Senza curarsi dell’impatto che avrebbe potuto avere il post sulle persone che sono affette dalla sindrome di Down o sui loro familiari, Casali ha scritto “WhatApp, Facebook e Instagram in questo momento” a commento di una foto che mostra tre bambini Down.

Immediata la reazione degli utenti web e degli oppositori politici che hanno fatto notare a Casali quanto un simile post fosse di pessimo gusto, nonché inappropriato per una persona che vorrebbe fare politica. Data la dimensione della polemica, Augusto ha provato a giustificarsi e chiedere scusa, spiegando che non ha nulla contro le persone Down. La spiegazione non è servita per placare l’ira del web e Casali si è visto costretto a cancellare l’account social.

Ironia becera o humor nero?

Che Casali non abbia nulla contro le persone affette da sindrome di Down, ma abbia semplicemente scambiato i social per il pub sotto casa in cui si incontra con gli amici e fa della goliardia l’elemento chiave della serata, è probabilmente vero. Lungi dal criticare il tipo di ironia (becera in questo caso) che un gruppo utilizza all’interno del proprio consesso, Casali dovrebbe conoscere la differenza tra uno scherzo di cattivo gusto tra amici e una battuta pubblica.

Casali dovrebbe sapere inoltre che spesso le persone Down hanno problemi ad integrarsi nella società proprio per i pregiudizi e la vergognosa ironia (esattamente quella utilizzata per il suo post) delle altre persone. Alimentare tali pratiche, facendosi beffe pubblicamente di chi soffre non è solamente errato, è inammissibile.

 

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