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Maestre incinte degli studenti, 50enni “innamorate” di 11enni: la normalizzazione della pedofilia?

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Maestre incinte degli studenti, 50enni “innamorate” di 11enni: la normalizzazione della pedofilia?Pedofilia: come cade l’ultimo tabù

La pedofilia è l’ultimo tabù della società occidentale o almeno così credevamo. Una barriera, la linea rossa fra ciò che è lecito e ciò che non lo è e non può esserlo in nessun caso. Ma ne siamo davvero così sicuri? Recenti casi di cronaca italiana ci interrogano sulla reazione mediatica alla pedofilia e sul problema ricorrente di chiamare le cose col loro nome. Anche se il nome è molto brutto. 

Un problema che sorge quando il reato – già, non dimentichiamo che la pedofilia è un reato, e uno dei più violenti e tragici – assume contorni così sfumati, mi si passi il termine, quasi romantici, tanto che alla fine siamo costretti a domandarci: ma questa è pedofilia? O è un altro modo “moderno” di vivere l’amore? 

La professoressa rimasta incinta del suo studente è il primo caso che ha scosso l’Italia. Pochi giorni fa si è scoperto che una donna di 35 anni, insegnante a Prato, è rimasta incinta del suo studente. Di 14 anni. Il test del DNA ha tolto ogni dubbio: la donna ha avuto una relazione sessuale col giovanissimo e insieme hanno concepito un figlio.
Sorvoliamo un attimo sulla vita distrutta del ragazzino, e sulle minacce che la donna gli ha rivolto quando lui voleva troncare la relazione: “Se mi lasci racconto a tutti che il bambino è figlio tuo”. 

Sorvoliamo la tragedia umana resa quasi romantica da alcuni media e chiamiamo i fatti col loro nome: questa è pedofilia. 

Qui cominciano i primi problemi. Faccio una rapida ricerca della news su Google con le seguenti parole chiave: “Studente incinta pedofilia”.
I primi titoli che compaiono sono esemplificativi: “Prato. La prof. seduce l’alunno e resta incinta”. “Prato, insegnante indagata per violenza sessuale”. “Prato, indagata, violenza sessuale a 14enne” e così via. I titoli dell’Ansa, de Il Giornale, parlano di violenza sessuale e donne restate incinte. 
Manca la parola magica. Ma quale? Pedofilia, ovviamente. 

Pedofilia, la parola che non c’è

Perché questo fatto viene discusso come se non si trattasse di un semplice, orrendo atto di pedofilia? Forse perché a perpetrarlo è stata una donna nei confronti di un ragazzino? Forse perché in Italia alberga ancora una buona dose di ignoranza (basti pensare all’esempio di Feltri) che a nessuno interessa scardinare. Ignoranza che si può riassumere facilmente nei commenti divertiti che diversi utenti hanno lasciato sui social dopo aver letto la notizia: “Magari avessi avuto io una professoressa così!”. Eh sì, son certa che ti è dispiaciuto non essere stato vittima di una pedofila. Ma stiamo scherzando? 

Secondo punto: la normalizzazione della pedofilia passa anche attraverso l’esercizio della macchina della solidarietà verso “la donna che sbaglia”. Rappresentativo in questo senso l’articolo di Elisabetta Ambrosi su Il Fatto Quotidiano, intitolato “Prato, la prof resta incinta del suo studente. Quel test del Dna fa male a tutti”. 

Secondo la giornalista, il test del DNA sconvolgerà la vita del 14enne neo-papà (è più probabile che la sua vita sia stata sconvolta dall’aver subito pedofilia, ma magari è un’opinione personale), la vita del marito della professoressa (che evidentemente non aveva diritto di sapere, secondo la giornalista, che la moglie ha violentato un 14enne; ma del resto la Ambrosi aggiunge che “è pieno il mondo di padri che non sanno di non essere padri biologici, eppure vivono felicemente”, e aggiungerei grazie molte, magari sarebbero un po’ meno sereni nel sapere di crescere un figlio non loro) ed infine la donna stessa.

“Una donna certamente confusa a livello emotivo, che oggi si ritrova in una situazione a dir poco allucinante” citando testualmente la Ambrosi.
“Donna confusa dal punto di vista emotivo” “che si trova in una situazione allucinante”. Chiameremmo mai un padre di famiglia con tanto di figli che violenta e mette incinta una 14enne “uomo confuso dal punto di vista emotivo?”. Ovviamente è una domanda retorica. Concludendo, secondo la Ambrosi bisognerebbe allontanare la famiglia dai riflettori “Perché anche quella mass mediatica, non scordiamolo, è a suo modo una forma di violenza”.

Ovviamente sfugge il nocciolo della questione. Quando viene commesso un reato, si ha sempre una vittima. La vittima, nel caso di specie, è il 14enne, preda di una donna che lo ha sfruttato e minacciato ed addirittura è rimasta incinta di un ragazzino.
Legittimo anche domandarsi cosa spinga un pedofilo o una pedofila a compiere determinati atti, ma è ben evidente che se si pone questa domanda sullo stesso livello del bene giuridico leso, vale a dire quello del minore all’autodeterminazione e alla sua vita personale, allora si sta facendo confusione: una confusione pericolosa e, voglio sperare, in buona fede. 

Il caso della Tittocchia e l’”amore” con un 11enne

È di ieri, mentre ancora risuona la eco sconvolgente della notizia della professoressa di Prato, un’altra dichiarazione sconvolgente che stavolta proviene dalla showgirl 48enne Emanuela Tittocchia. La quale ha dichiarato di essersi “in qualche modo innamorata di un 11enne”. La sua dichiarazione ha fatto scalpore: doppietta di notizie sull’amore (?) fra maggiorenni e minorenni nell’arco di pochi giorni. Due donne mature che dicono di aver amato, in modi comunque diversi, due minori. 

Scavalcati i classici titoli sensazionalistici dei giornali cerchiamo di capire cosa sia avvenuto. La Tittocchia dichiara di aver avuto una sorta di relazione speciale con il figlio 11enne di una coppia di amici. “Ci capiamo benissimo, l’ho conosciuto quando aveva 11 anni e abbiamo spesso dormito insieme. Parlavamo di tutto, lui mi parlava delle sue fidanzate, ma quando ha iniziato a toccare l’argomento sesso ho preferito prendere le distanze” comunica al grande schermo la donna. “Ora è cresciuto e non dormiamo più insieme, anzi non ci vediamo da molto tempo, però aveva alcune caratteristiche che io vorrei nel mio uomo ideale” dice la donna. 

“È molto difficile per me parlare di questa cosa perché il limite è sempre molto sottile e mi sono sentita dire anche delle cose un po’ spiacevoli e pesanti” aggiunge la Tittocchia (e meno male che si rende conto che sta parlando di qualcosa di assolutamente non normale). 

Il detto ed il non detto si interfacciano nel caso di Emanuela Tittocchia, che lascia trasparire sicuramente voglia di protagonismo (e a che prezzo) ma che svela un altro spaccato inquietante nel mondo italiano. C’è chi ha preso subito le sue difese perché la “poveretta” è stata travolta dagli insulti dopo le sue dichiarazioni a Mattino 5. Deianira Marzano interviene in sua difesa: “È una donna perbene e mai si sognerebbe di avere una relazione con un ragazzino”. Nessuno lo avrebbe messo in dubbio, prima che la Tittocchio sostenesse esplicitamente il contrario. 

Interviene Alessandro Cecchi Paone: “I bambini con i bambini e gli adulti con gli adulti, l’amicizia fino ad un certo punto”. Meno male che qualcuno ci arriva. Perché oltre alla indignazione, sembra che questi casi di cronaca vengano letti in modo speculare rispetto al dramma della pedofila. Che è tale sempre, perché per definizione i bambini non possono autodeterminare la loro sessualità, ma vengono sempre condizionati dagli adulti. La pedofilia non è solamente il bambino violentato e piangente. La pedofilia non è solamente il prete. La pedofilia non è solamente l’uomo straniero, barbuto, sconosciuto, poco raccomandabile.

La pedofilia può essere donna: madre, single, giovane, matura, bella, sorridente, piangente, confusa emotivamente, che suscita empatia. Che dite: cominciamo a chiamarla con il suo nome?

Grazia Roversi

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