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Movimento 5 Stelle, senatori in subbuglio per i rimborsi: “Chiamateli finanziamenti al partito”

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"Chiamateli finanziamenti al partito"Continuano le polemiche all’interno del Movimento 5 Stelle per il nuovo corso intrapreso dal partito di Casaleggio. Ad alimentare i malumori c’è la decisione di intestare i rimborsi a Di Maio.

La crisi del Movimento 5 Stelle appare dall’esterno evidente. In soli 8 mesi è passato dall’essere il primo partito in Italia per gradimento degli elettori a rischiare addirittura di essere superato dal PD. A questo vanno aggiunte le debacle in Abruzzo e Sardegna e la costante sensazione che l’anima originaria del Movimento si sia sfaldata.

Il primo segnale del cambio di rotta si è avuto al momento di formare l’esecutivo, quando pur di governare hanno acconsentito ad un patto con la Lega, partito con il quale si aveva una visione diametralmente opposta su come gestire il Paese. Il secondo segnale è stato lanciato nel momento in cui si è deciso di votare in favore dell’immunità per Salvini (c’è stata una votazione, ma i massimi esponenti si erano espressi in favore di questa decisione), posizione che per molti ha rappresentato un tradimento dei valori fondanti del movimento.

Movimento 5 Stelle in rivolta per i rimborsi intestati a Luigi Di Maio

La fiducia già scossa dei membri ortodossi del Movimento 5 Stelle è stata definitivamente destabilizzata dalla comunicazione riguardante i rimborsi giunta da qualche ora sulla piattaforma Rousseau. Una delle battaglie principali dei 5 stelle, infatti, è stata quella agli stipendi dei politici. Nella loro prima campagna elettorale hanno spinto molto sull’idea di restituire parte dello stipendio allo Stato, restituzione che, salvo eccezioni, è stata effettuata sino ad oggi.

Da questo momento fino al febbraio del 2019, però, i “movimentariani” saranno costretti ad effettuare il rimborso non al PMI come sempre avvenuto, ma ad un conto privato intestato a Di Maio ed ai due capo gruppo del parlamento Francesco D’Uva e Stefano Putuanelli. Immediata la reazione di rabbia dei parlamentari che giudicano inaccettabile il dover versare il rimborso in un conto privato e rivendicano la loro intenzione di ritornare i loro compensi allo stato. L’opinione comune è che si tratti di un modo per finanziare il partito ed infatti molti pentastellati hanno tuonato: “Smettiamola con la storia delle restituzioni ai cittadini, e chiamiamole con il loro vero nome: spese per la propaganda di partito”.

 

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