L’Arabia Saudita manda a processo undici donne attiviste per i diritti umani: chiedevano più libertà per le donne 

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:00

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L’Arabia Saudita ha istituto un processo a Riyad, nella captale, contro undici donne attiviste per i diritti umani. Le attiviste vengono accusate di aver promosso campagne per i diritti delle donne e di aver chiesto di poter essere più libere (si fa riferimento alla pratica di far sempre accompagnare le donne in strada ed all’estero da un parente maschio o dal marito). 

Alcune sono accusate di aver contratto alcune organizzazioni internazionali e gruppi di attivisti per i diritti delle donne. I nomi delle donne sono i seguenti: Loujain al-Hathloul, Iman al-Nafjan, Aziza al-Yousef, Amal al-Harbi, Ruqayyah al-Mharib, Nouf Abdulziaz, Maya’a al-Zahrani, Shadan al-Anezi, Abir Namankni, Hatoon al-Fassi, ed un’altra le cui generalità sono sconosciute. 

“Vengono diffamate e abusate in prigione”

Le accuse sono di aver agito “per minare la sicurezza e la stabilità dello Stato”, di aver “collaborato con soggetti ostili al Regno”, e inoltre di aver “fornito sostegno finanziario e morale a elementi all’estero”.
L’udienza è per il 27 marzo, e si tiene di fronte ad una corte specializzata, creata per occuparsi di casi di “terrorismo” (ovvero di oppositori politici).

“Queste accuse sono l’ultimo esempio di quanto le autorità saudite usino il sistema giudiziario e la legge per ridurre al silenzio le attiviste pacifiche e impedire loro di occuparsi della situazione dei diritti umani nel paese. Il processo è un’ulteriore macchia sulla drammatica situazione dei diritti umani e dimostra come le riforme tanto promosse dalle autorità siano parole vuote” denuncia Samah Hadid, direttrice delle campagne di Amnesty in Medio Oriente. Le donne che sostengono i diritti umani in Arabia Saudita vengono diffamate dagli organi di informazione e dai media governativi, sostiene la Hadid, e subiscono soprusi in carcere. “Il processo è un’ulteriore macchia sulla drammatica situazione dei diritti umani nel Paese” commenta la Hadid. 

Tutto questo scenario, spesso coperto da una segretezza impenetrabile, stride non poco con la nomina dell’Arabia Saudita a guida della commissione ONU per i diritti umani.

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