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Davide Moscato, ESCLUSIVA all’insegnante e fondatore del canale YouTube ‘Ti va di Giappare?’

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Davide Moscato

Intervista al noto youtuber Davide Moscato

Oggi cari amici e lettori abbiamo avuto l’occasione di intervistare un ragazzo che ha saputo stuzzicare il nostro interesse vista la sua capacità comunicativa e i contenuti che tratta; ci riferiamo a Davide Moscato, youtuber che con la sua nota pagina su YouTube ‘Ti va di Giappare?’ racconta come ha fatto ad imparare da autodidatta la lingua nipponica e la sua cultura.

In ESCLUSIVA Davide ha risposto alle nostre domande…

Davide Moscato ci parla di ‘Ti va di Giappare’

Ciao Davide, è un piacere averti qui. Innanzitutto presentati ai lettori che ancora non ti conoscono…

Ciao a tutti! Mi chiamo Davide Moscato e sono nato nel 1992 a Imperia, città dove ho frequentato l’Istituto d’Arte (a tal proposito, la mia vita è sempre stata influenzata dall’arte in ogni sua forma, ben prima di frequentare quella scuola!). Fin da piccolo infatti mi sono sempre cimentato in disegno, regia e montaggio di cortometraggi, scrittura di piccoli romanzi, cucina, batteria e basso elettrico e ho persino frequentato corsi di teatro e danza classica… Tutto questo in parallelo al mio studio del giapponese da autodidatta. E, come si dice? “Prendi l’arte e mettila da parte”, no? Non avrei mai immaginato che tutta questa arte che avevo coltivato come hobby, anni e anni dopo mi sarebbe servita tutta insieme, contemporaneamente, per avviare il progetto ‘Ti va di Giappare?’. Un progetto ambizioso che promette di portare il giapponese alla portata di tutti.

Hai imparato il giapponese e passato con successo l’esame per la suddetta lingua da autodidatta: da dove viene questa tua passione per il mondo nipponico e la sua cultura?

Ho iniziato a studiare giapponese quando ero in prima media e il tutto è nato abbastanza per caso… Come molti della mia età, la mia infanzia è stata segnata da prodotti giapponesi (sebbene non ne fossi consapevole) come anime e videogiochi. In particolare ero – e sono tutt’ora – un fan accanito della serie di videogiochi Pokemon. In quegli anni avevo cominciato a utilizzare per le prime volte Internet e, un link tira l’altro, mi ritrovai casualmente sulla pagina dei Pokemon di Wikipedia, dove scoprì che erano stati inventati in Giappone… Anche qui un link dietro l’altro e mi si aprì un mondo, dato che fino a poche ore prima per me Cina, Corea, Thailandia e Giappone erano la stessa cosa (ahimè). Eccitatissimo per la “scoperta del Giappone”, con un mio amico aprii Skype e cominciai a contattare con la webcam giapponesi in maniera casuale (se ci ripenso, poveretti!), dicendogli parole giapponesi completamente random, come “sushi”, “mangiare”, “sakura” eccetera. Lì mi accorsi che era un peccato non riuscire a comunicare con tutte queste persone così interessanti e ordinai il mio primo libro di grammatica giapponese, da lì non ho più smesso. Mi fissai un obiettivo ben preciso (cosa essenziale in questi casi): andare in Giappone riuscendo a comunicare con la gente. Sette anni dopo realizzai questo sogno e la cosa mi elettrizzò ancora di più! Da allora il mio studio da autodidatta si intensificò a tal punto che qualche anno dopo riuscii a superare a Venezia il JLPT N1, l’esame di giapponese più difficile riconosciuto a livello mondiale. Sembra una frase fatta, ma vi giuro che è così: il segreto è avere un obiettivo ben preciso, sempre!

Ci sentiamo di chiederti: ti trovi più a tuo agio con la filosofia giapponese o quella italiana?

Sono una persona che in gelateria prende il cono, ma chiede il cucchiaino… Insomma, non mi piace mai essere a un polo, ma adoro trovare sempre compromessi, una via di mezzo. Ecco che la cultura italiana e quella giapponese sono abbastanza agli antipodi, meravigliose entrambe, ma quasi opposte. Se da una parte abbiamo la minuziosità giapponese, con la sua precisione, sicurezza, pulizia, dall’altra parte abbiamo la classica disorganizzazione italiana, ma ci sono dei rovesci della medaglia inevitabili per ottenere società del genere: da una parte abbiamo un po’ di sentimenti repressi e il senso di “collettività” che prevale sul singolo, mentre per quanto riguarda l’Italia possiamo trovare più bonarietà, socievolezza, apertura eccetera. Insomma, come quasi sempre la cosa migliore sta nel mezzo. Io mi rispecchio in tantissimi aspetti della cultura giapponese, ma non per questo rinuncerei mai alla spontaneità tipica italiana. Per me il bello è prendere il meglio dalle varie culture e farlo proprio!

Qual è l’aspetto che maggiormente apprezzi del Giappone e cosa ti senti invece di criticare?

Chiaramente parlo da turista, perché io abito in Italia e il Giappone mi piace viverlo solo facendo fotografie ogni mezzo metro, guardando l’elenco dei punti di interesse che mi sono segnato e così via. Tornando a noi, l’aspetto che apprezzo maggiormente è senza dubbio la sicurezza. Non mi sono mai sentito minimamente in pericolo in Giappone, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Una cosa impossibile da descrivere a chi non ci è mai stato. Come aspetto da criticare, trovo molto fastidioso il fatto di essere etichettati sempre e comunque come “stranieri”. Se per esempio noi vediamo un gruppo di tedeschi in Italia, ci ritroveremo quasi sempre a “etichettarli” come “turisti”, piuttosto che come “stranieri”. In Giappone sarai sempre straniero, anche se abiti lì da anni o parli perfettamente il giapponese. Mi è capitato molte volte di parlare in giapponese con una persona e sentirmi rispondere sempre e costantemente in inglese, sebbene da parte mia la conversazione continuasse in giapponese. Una cosa che forse posso comprendere, ma non apprezzo assolutamente.

Come vedi il tuo futuro tra 10 anni e quali sogni desideri realizzare?

In realtà i miei sogni li sto già realizzando e ora sono alla ricerca di un nuovo sogno da realizzare! In effetti erano anni (forse 10) che desideravo scrivere un libro per insegnare il giapponese agli italiani. Ricordo ancora che passavo le notti a immaginarmi mentre lo pubblicavo e ora tutto questo l’ho realizzato; il libro di ‘Ti va di Giappare?’ mi sta dando soddisfazioni incredibili, ben più di quelle che immaginavo. Il mio obiettivo è rendere il giapponese alla portata di tutti, evitando alla gente tutta la fatica che ho fatto io cercando le informazioni frammentarie un po’ qui e un po’ là nel corso dei miei studi. Tra 10 anni non mi vedo molto diverso da come sono ora; non ho in cantiere di aprire una scuola di lingue, ma appunto mi vedo più come un punto di riferimento per gli italiani che vogliono imparare il giapponese e i nipponici che vogliono imparare l’italiano. Un ponte, un qualcuno che possa permettere a questi due popoli così particolarmente diversi di comunicare, magari scoprendo che in realtà così diversi non sono. Vi ringrazio tantissimo dell’opportunità! È stato un vero piacere partecipare a questa intervista. E se cercate delucidazioni o spiegazioni semplici, chiare e divertenti per quanto riguarda la lingua giapponese, sapete cosa cercare su YouTube!

Simone Ciloni

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