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Libia, evacuato personale italiano dell’Eni: l’avanzata di Haftar su Tripoli continua

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In seguito all’incessante marcia su Tripoli decisa da Khalifa Haftar, l’Eni ha deciso di evacuare il personale italiano dagli impianti. Si combatte a sud della città

Da Reuters

Khalifa Haftar, già da mercoledì, sta marciando su Tripoli. Gli scontri militari hanno portato alla decisione dell’Eni di evacuare il personale italiano operante in Libia, sebbene sembri che la situazione sia sotto controllo e che si sia trattato di una mera misura a scopo precauzionale. L’evacuazione è stata realizzata in coordinazione con la Farnesina. Il personale italiano dell’Eni è operativo a Tripoli, a Wafa e a El Feel. Intanto, l’avanzata di Khalifa Haftar ha portato a dei raid che stanno avendo luogo nella periferia sud della capitale. La città è difesa dai soldati che sono vicini a Fayez al Sarray, il Premier del Gan (Governo di accordo nazionale).

L’Eni evacua il personale da Tripoli, la misura presa a scopo precauzionale

È di nuovo scontro, alla periferia sud di Tripoli, tra le forze che accompagnano l’avanzata di Khalifa Haftar  sulla capitale e le forze del Consiglio presidenziale libico. Probabilmente, per la giornata di oggi, è atteso uno scontro che deciderà le sorti dell’entrata in città di Khalifa Haftar. La situazione è ancora nebulosa e non c’è chiarezza sulle posizioni che le varie forze assumeranno in campo. Si aspetta anche di vedere se qualcuno defezionerà. Intanto, in accordo con la Farnesina, l’Eni ha deciso di evacuare il personale italiano presente in Libia, specificando che la situazione viene attentamente monitorata e che attualmente non ci sono italiani negli impianti di Tripoli. Non sembrerebbe esserci pericolo, almeno al momento, ma quella presa dall’Eni è stata una decisione precauzionale.

L’Eni evacua il personale da Tripoli, è scontro alle porte della capitale

Dalle notizie che ci giungono dal fronte libico, pare che l’aviazione abbia portato a termine un raid contro le forze del generale Khalifa Haftar che si trovano di stanza a Gharian, cioè l’avamposto conquistato lo scorso giovedì a circa 100 km di distanza da Tripoli. A rivelarlo è stata l’emittente Al-Jazeera. Dal canto suo, l’Esercito nazionale libico (cioè la fazione di Haftar) ha dichiarato nemico ogni aereo che volerà nello spazio areo della zona occidentale del Paese: “La regione occidentale è una zona militare dove l’aviazione è interdetta qualsiasi aereo militare o drone” sarà considerato “un obbiettivo nemico“, si legge sulla pagina Facebook del portavoce Ahmed Mismari. Molta preoccupazione per questa situazione rovente è stata espressa dal consesso dell’Onu, che ha chiesto di fermare le operazioni militari. Tutto questo rischia, infatti, di minare la stabilità della Libia e anche di mettere a rischio una possibile mediazione Onu, compresa la possibile soluzione politica risolutiva per la crisi.

(Fonte: La Repubblica.it)

Maria Mento

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