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Prof. Berardino Vaira, ESCLUSIVA al noto gastroenterologo di fama mondiale

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Vaira

Intervista a Berardino Vaira, Prof. Ordinario di Gastroenterologia del Sant’Orsola di Bologna

Buonasera Prof. Vaira, grazie di essere qui con noi. In questa stagione sono numerosi i casi delle cosiddette ‘influenze intestinali’: qual è a suo giudizio il modo più efficace e veloce per guarire da questo problema e qual è il consiglio sia a livello farmaceutico o naturale che si sente di dare per rinforzare il nostro intestino da batteri e cause esterne?

Le cosiddette “influenze intestinali” sono per lo più dovute a virus quindi sconsiglio di assumere antibiotici. E’ fondamentale idratarsi adeguatamente, almeno 2 L di acqua al giorno, salvo particolari problematiche cardiache. E’ da preferire l’acqua naturale, non fredda, da bere a piccoli sorsi durante l’intero arco della giornata. Vanno bene anche un tè leggero, una camomilla o un infuso ad esempio al finocchio. Assolutamente da evitare alcolici e bevande gasate zuccherate. Se si ha nausea/vomito o molte scariche diarroiche è meglio non assumere cibi solidi per 1-2 giorni per mettere a riposo l’intestino. Poi si potrà riprendere ad alimentarsi con cibi leggeri evitando fritti e intingoli. Consiglio sempre di assumere fermenti lattici per riequilibrare la flora batterica intestinale. Spesso può essere utile anche un supporto vitaminico ad esempio con vitamine del gruppo B. Se i sintomi sono molto intensi si possono assumere antidolorifici come il paracetamolo o antiemetici ma sempre su consiglio del curante ed evitando il fai da te. Per rafforzare l’intestino bisogna seguire una dieta varia ed equilibrata (non saltare i pasti, consumare tutti i giorni almeno 3-5 porzioni di frutta e verdura meglio se di stagione, preferire i cereali poco raffinati e le cotture semplici, limitare il consumo di carni rosse e insaccati). In caso di disturbi intestinali può essere utile un ciclo di fermenti lattici.

Il Prof. Berardino Vaira sui vari problemi che colpiscono il tratto gastrointestinale

Antibiotici, stress e alimentazione sregolata hanno fatto sì che tra gli italiani vi sia un numero maggiore di pazienti colpiti dalla cosiddetta sindrome dell’intestino irritabile: vista la sua grande esperienza può aggiornarci sulle nuove terapie che la medicina ci offre? Riuscirà a suo parere a diventare una condizione reversibile per chi ne è affetto nei casi più complicati?

La prima cura per l’intestino irritabile è seguire un’alimentazione varia ed equilibrata, evitando di saltare i pasti e anzi dedicando loro il giusto tempo. Fondamentali sono anche un’adeguata idratazione, svolgere una regolare attività fisica (anche solo una camminata a passo veloce almeno trenta minuti al giorno) e un buon riposo notturno. I nuovi studi sottolineano l’importanza della flora batterica intestinale e quindi anche la cura dell’intestino irritabile oggi prevede cicli prolungati di probiotici. Il Curante consiglierà farmaci per regolarizzare il numero di evacuazioni (spesso sono pazienti stitici o con diarrea). Nei casi più gravi il curante prescriverà dei sintomatici. In quasi tutti i casi i pazienti traggono beneficio da questi interventi e se non si risolvono del tutti i sintomi migliora comunque la qualità di vita.

Lei è uno dei maggiori esperti in campo nazionale ed internazionale per quanto riguarda la gastrite e soprattutto chi è affetto dall’helicobacter pylori: quali sono i sintomi più comuni a questi due problemi e quali sono le terapie più efficaci?

Per gastrite si intende una condizione patologica di infiammazione, acuta o cronica, della parete interna (mucosa) dello stomaco. Può interessare tutto lo stomaco (pangastrite) o solo una sua parte (ad esempio l’antro). Le cause principali sono di tipo infettivo (prima tra tutte l’infezione da Helicobacter pylori), autoimmune (l’organismo produce autoanticorpi cioè anticorpi diretti non contro agenti esterni ma contro alcune cellule dello stomaco stesso, le cellule parietali) oppure iatrogeno ovvero l’infiammazione è dovuta all’assunzione di certi farmaci. I pazienti lamentano dolore/fastidio nella parte superiore dell’addome associato a bruciore, sensazione di digestione lenta e difficoltosa ma anche nausea, vomito, gonfiore addominale, eruttazioni. A volte il dolore si può irradiare alla schiena. Eradicare l’infezione da Helicobacter pylori permette di curare in modo definitivo la gastrite. Quando quest’ultima ha cause diverse dall’infezione si ricorre a sintomatici oppure si cerca di trattare, se possibile, la causa scatenante (ad esempio evitando l’assunzione di farmaci che possono infiammare la mucosa gastrica). La terapia delll’Helicobacter è a base di antibiotici e si effettua per 10 giorni. Per i primi 5 giorni si assume l’amoxicillina mentre per i successivi 5 giorni si cambia tipo di antibiotici e si assumono la claritromicina e il tinidazolo (per questo motivo la terapia è stata chiamata “sequenziale”). Per tutti i 10 giorni si associa agli antibiotici l’assunzione di un gastroprotettore che protegge appunto la mucosa gastrica. Questa terapia è in grado di debellare il batterio nel 94% dei casi. Io prescrivo sempre in associazione anche i fermenti lattici che aiutano sia ad eradicare l’infezione che a preservare la flora batterica intestinale dall’insulto rappresentato dagli antibiotici. La riduzione degli gli effetti collaterali degli antibiotici (diarrea, meteorismo, flatulenza) migliora la compliance, cioè l’aderenza alla terapia.

Simone Ciloni

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