La nuova politica di coesiene dell’UE: novità positive per il meridione dalla lontana Bruxelles

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:44

Novità positive giungono dalla lontana Bruxelles per l’Italia e per il meridione della nostra amata penisola, in particolare per le isole Sicilia e Sardegna.

La nuova “Programmazione UE 2021-2027” ha riconosciuto, dopo la Risoluzione del Parlamento europeo del 4 febbraio 2016, il principio dell’insularità come fattore di svantaggi naturali e geografici permanenti connaturati alla condizione di insularità, da colmare con specifiche misure per sostenere il tessuto sociale ed economico di queste regioni periferiche situate alle frontiere esterne dell’UE. E’ questa la priorità del “Documento sulla Programmazione europea 2021-2027”, approvato all’unanimità dalla Conferenza delle Regioni, nell’ottica della coesione economica, sociale e territoriale delle isole e delle aree interne, promuovendone lo sviluppo sia nelle aree urbane sia in quelle extraurbane che presentano gravi svantaggi naturali o demografici e rilevanti difficoltà ad accedere ai servizi base.

Tale principio è, tra l’altro, contemplato nel “Trattato sul funzionamento dell’Unione europea” (T.F.U.E.), firmato a Lisbona il 13 dicembre 2007 ed entrato in vigore il 1° dicembre 2009, all’art. 174, secondo cui l’UE al fine di ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni ed il ritardo delle regioni meno favorite, rivolge speciale attenzione anche alle regioni insulari, transfrontaliere e di montagna caratterizzate da gravi e permanenti svantaggi socioeconomici.

Nel complesso l’Italia, tra i ventisette Stati membri, ha visto aumentata la propria dotazione finanziaria, nella misura del 6% rispetto alla precedente programmazione 2014-2020, pari a 2,4 miliardi di euro. L’aumento di tale quota è dovuto non solo all’impatto della recente crisi economica sulla nostra economia, ma anche alla riformulazione dei parametri per la distribuzione dei fondi strutturali; oltre al prodotto lordo pro capite, per l’assegnazione dei fondi sono presi in considerazione nuovi criteri come il tasso di disoccupazione giovanile, il numero dei migranti accolti e di migranti integrati ed i bassi livelli di istruzione.

Nel periodo di programmazione 2021-2027, la dote finanziaria per i Paesi dell’Est Europa resta elevata; la quota maggiore va all’Estonia, alla Slovacchia, alla Lettonia, alla Lituania, alla Croazia ed al Portogallo. In termini assoluti, il paese che beneficierà maggiormente del flusso finanziario dell’UE resta la Polonia. Lo stanziamento complessivo per il prossimo bilancio pluriennale è pari a 1.135 miliardi di euro, di cui 101,1 miliardi di euro a valere sul nuovo Fondo Sociale Europeo Plus (F.S.E.+); 226,3 miliardi di euro a valere sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (F.E.S.R.) e 46,6 miliardi di euro a valere sul Fondo di Coesione. E’ utile ricordare, in tale sede, che le risorse finanziarie comunitarie sono aggiuntive, non sostitutive, ai finanziamenti stanziati da ogni Stato membro, secondo quanto previsto dal principio di addizionalità dei trattati UE.

Nel quadro di riferimento di policy di lungo termine, nell’ambito del Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027, sono cinque gli Obiettivi Strategici della politica di coesione di Strasburgo: “a smarter Europe”, cioè promozione di una trasformazione economica più innovativa ed intelligente; “a greener Europe”, mediante la promozione dell’utilizzo di energia pulita, a bassa emissione di carbonio, dell’adattamento ai cambiamenti climatici e di un’economa circolare; “a more connected Europe”, attraverso il potenziamento della connettività alle TIC; “a more social Europe”, mediante la realizzazione del “Pilastro europeo dei Diritti Sociali”, secondo quanto deliberato dal Parlamento europeo con la Risoluzione del 19 gennaio 2017; infine, “a more Europe closer to citizens”, attraverso la promozione dello sviluppo sostenibile delle zone urbane, rurali, costiere e delle realtà locali.

Le principali sfide, secondo la Commissione europea, sono da un lato garantire un adeguato finanziamento delle politiche tradizionali dell’UE, nello specifico politica di coesione e politica agricola comune (P.A.C.), che assorbono 365 miliardi di euro del Quadro Finanziario Pluriennale (corrispondenti al 28,5% del bilancio complessivo dell’UE), dall’altro lato sostenere le nuove priorità emerse negli ultimi anni, nella fattispecie la gestione del fenomeno migratorio, la sicurezza interna ed esterna dell’Unione Europea ed il rafforzamento della cooperazione tra i vari Stati membri in materia di difesa.

Nel progetto di revisione dell’architettura del sistema delle risorse comunitarie proprie, accanto alle tre principali categorie di entrate, le cd. “risorse proprie tradizionali”, cioè dazi doganali, imposta sul valore aggiunto e reddito nazionale lordo, la Commissione europea ha proposto di istituire tre nuove risorse proprie: in particolare, il 20% dell’ammontare delle entrate derivanti dal sistema di scambio delle quote di emissioni; un’aliquota del 3% da applicare coma base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società; infine, un contributo nazionale, da parte di ciascuno Stato membro, calcolato sulla base della quantità di rifiuti non riciclati di imballaggi in plastica. Su tale orientamento, si attende un accordo in seno al Consiglio europeo entro ottobre 2019, ovvero prima dell’insediamento della nuova Commissione europea.

Non resta, allora, che attendere l’esito delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, tra il 23 ed il 26 maggio di quest’anno, importante snodo politico per il futuro non solo del nostro Paese ma di tutta l’UE: la IX legislatura, verosimilmente, consegnerà ai circa 400 milioni di europei una UE più attenta e vicina alle reali esigenze della numerosa popolazione, secondo quel sacrosanto principio di sussidiarietà, già sancito dal Trattato di Maastricht, istitutivo della Comunità europea.

Antonio Maria Ligresti