Decreto concretezza, impronte digitali per i Presidi. La loro rivolta: “E’ un’umiliazione”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:46

la rivolta dei presidi: "E' un'umiliazione"Decreto Concretezza: il voto positivo della Camera dei Deputati sulla riforma riguardante l’attestazione della presenza giornaliera dei dirigenti scolastici, ha mandato su tutte le furie i presidi.

Infiamma la protesta dei dirigenti scolastici contro il Decreto Concretezza appena approvato dalla Camera ed ora al vaglio del Senato. La riforma prevede che tutti i dirigenti scolastici debbano sottostare alle regole di frequenza spettanti a tutti gli altri lavoratori pubblici, svolgendo il proprio lavoro ad un orario prestabilito che va dalle 8:00 alle 14:00.

Ciò che è stata percepita dai presidi come una vera e propria umiliazione è stato l’obbligo di fare registrare l’impronta digitale per appurare oltre ogni ragionevole dubbio la propria presenza nel plesso scolastico negli orari prestabiliti dal contratto. Un obbligo che precluderebbe insomma qualsiasi tipologia di lavoro svolta fuori dal plesso scolastico di competenza.

Decreto Concretezza: la lettera infuocata  dei Presidi al Governo

La prospettiva che la legge venga effettivamente approvata ha convinto i presidi di tutta Italia a reagire inviando una lettera ed una lettera di protesta sottoscritta da migliaia di dirigenti scolastici, in cui si fa presente che tale provvedimento è inapplicabile e umiliante. Lo scritto inizia proprio sottolineando l’umiliazione insita nell’applicazione della legge: “Onorevoli Senatori, il decreto-concretezza ha giustamente esentato i docenti dall’obbligo di rilevazione delle impronte digitali certificanti l’avvenuto ingresso a scuola, ma mantiene questa disposizione, a dir poco grottesca, per i dirigenti scolastici”.

In un secondo momento viene sostenuto anche che il decreto altro non è che una mossa elettorale: “Non potendola, ragionevolmente, ascrivere ad una deprecabile improvvisazione dell’inscalfibile sua proponente, trattasi, con tutta evidenza, di uno spot elettorale da monetizzare nelle imminenti consultazioni per il rinnovo del Parlamento europeo”. Quindi si chiede ai Senatori di non approvare la legge perché offensiva per la dignità e la professionalità dei dirigenti: “Ma, al di là dei suoi effetti pratici, praticamente nulli, i sottoscritti chiedono agli Onorevoli Senatori di non votare un provvedimento che umilia servitori dello Stato, significando nei loro confronti una sfiducia preventiva o, peggio, una conclamata ostilità”.

 

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