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Reclutavano e mutilavano disperati per ottenere risarcimenti, scoperta maxi truffa dell’orrore

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poliziaDettagli agghiaccianti quelli emersi nel corso di un’indagine relativa ad una enorme truffa alle assicurazioni: fratture a disperati per intascare denaro dalle compagnie assicurative

Simulavano finti incidenti per ottenere risarcimenti, reclutando persone disposte a farsi colpire o addirittura mutilare pur di ricevere denaro. Con veri e propri tariffari, 300 euro per una gamba da fratturare, o 400 euro per un braccio, il tutto utilizzando strumenti come blocchi di cemento, spranghe e anestetici, di qualità scadente. E’ quanto emerso da una maxi indagine dai contorni agghiaccianti, come confermato dal questore di Palermo Renato Cortese, che ha portato all’arresto di 34 persone da parte delle squadre mobili di Palermo e Trapani e al fermo di altre 8, da parte del nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza e della Polizia Penitenziaria. Due i provvedimenti di fermo urgente disposti dalla procura a seguito dell’operazione coordinata dai procuratori aggiunti Ennio Petrigni e Sergio Demontis che ha portato al blocco di una serie di mutilazioni, circa sessanta quelle accertate, allo scopo di ottenere i più alti risarcimenti possibili da parte delle compagni assicurative. Con uno dei capi che, grazie a questa catena degli orrori, poteva permettersi di andare in giro in Porsche, allargando giorno dopo giorno il numero dei complici dell’organizzazione, 250 circa quelli indagati al momento. Le somme intascate infatti non andavano mai ai disperati, attirati con false promesse, ma ai soli vertici del gruppo, due distinti per la verità.

Le indagini e le testimonianze raccolte

“Speriamo – ha sottolineato Cortese – che questa indagine possa essere il punto di partenza per verifiche in tutta Italia, perchè il sistema delle truffe pesava in maniera pesante sulle assicurazioni“. L’avvio dell’indagine risale al 2018: nel mese di agosto erano stati arrestati i componenti di altre bande ‘dedite’ all’attività di ‘spaccaosa’ per ottenere rimborsi. Grazie alla confessione di tre arrestati le indagini hanno seguito un percorso che ha permesso di ottenere preziose indicazioni e risalire anche ad alcune delle vittime, disoccupati ma anche ragazze madri, tossicodipendenti o indigenti. La prima inchiesta è nata proprio in seguito al ritrovamento del corpo di un tunisino, morto dopo tre fratture. I membri delle due organizzazioni stilavano le pratiche per ottenere rimborsi, cedendone alcune a terzi gruppi, dietro ovviamente importanti pagamenti. Proprio le testimonianze raccolte hanno permesso di accertare quanto il fenomeno fosse esteso.

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