ESCLUSIVA all’artista Alberto Patrucco: “I politici hanno spiazzato i comici, fanno più ridere loro”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:22

Alberto Patrucco

Intervista al famoso cabarettista Alberto Patrucco

E’ uno degli storici cabarettisti italiani, famoso al grande pubblico anche per le diverse partecipazioni televisive in tanti anni di carriera; parliamo di Alberto Patrucco, che in ESCLUSIVA ha risposto alle nostre domande e parlato anche dell’attuale scenario artistico italiano.

Ciao Alberto, per prima cosa vorremmo che ci raccontassi qualcosa che i nostri lettori e i tuoi fan non sanno ancora su di te…

Di primo acchito mi verrebbe da dire: “Mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. Ma per non sembrare scortese rivelo che sto affrontando con serenità l’andropausa.

La tua comicità arriva dritta al pubblico ma allo stesso tempo riesci ad essere talmente elegante da essere considerato un artista di nicchia (ovviamente nel senso positivo del termine): vorremmo che ci confidassi qual è sempre stato il tuo cabarettista di riferimento e qual è stato il più importante traguardo professionale che hai raggiunto?

Non vorrei apparire snob né tanto meno una “testa di nicchia” ma, da subito, il mio punto di riferimento è stato proprio quello di non avere riferimenti. Premesso che – pur “maneggiando” e “bazzicando” da tempo l’ironia, la satira, l’umorismo – non mi sono mai sentito un comico (la definizione di comico mi è sempre stata un po’ stretta), ho sempre cercato di non prendere niente a nessuno. Soprattutto per non ferire l’ignaro “benefattore”. Nei limiti del possibile, ho sempre evitato di guardare “comicità” per frequentare altro. Ammesso che abbia qualche dote, è farina del mio sacco. O almeno, così credo. Magari, senza rendermene del tutto conto, avrò preso dalle cose che mi piacciono. Detestando la comicità fatta a tormentoni, biasimando i personaggi caricaturali, infastidendomi le imitazioni… Immagino che tutto il resto possa far parte del mio bagaglio. A proposito del mio più significativo traguardo professionale è ancora di là da venire: punto alla pensione.

Alberto Patrucco si racconta a 360 gradi

Sappiamo quanto sia importante per te e i tuoi spettacoli la musica: qual è la corrente che senti più tua e ascolti nella sfera privata?

Miscelare emozioni, prosa e musica, ironia e poesia, riflessione e leggerezza, senza che una dimensione si imponga sull’altra mi appassiona.

Sono particolarmente legato agli evergreen. Sopra tutti, ascolto Beethoven e affini. Classica a parte, considero Georges Brassens il più grande autore di canzoni: geniale, estremamente moderno, la mia passione “musical – letteraria” di sempre. Uno che utilizzava parole e musica povere di sentimentalismo e ricchissime di sentimento, acume e ironia.

Il punto di unione tra musica e umorismo è, per me, il senso del ritmo. Se la musica è “matematica”, di sicuro l’umorismo attinge dai tempi della musica. In entrambe le “discipline” non si può andare fuori tempo. Non solo. L’armonia, i piano e i forte, sono il fulcro per un buon testo.

Quanto i social network hanno cambiato anche la sfera comica e ci sono a tuo parere più aspetti negativi o positivi di questa ‘invasione virtuale’?

Non saprei dire. Forse, la “comicità” oggi rischia di essere vista come un sottoprodotto. Di certo, anni fa, una battuta sia pur imperfetta sul “fatto del giorno” veniva apprezzata e otteneva un discreto risultato. L’esatto contrario di quel che accade oggi. I media, a nastro, ci mitragliano di notizie. Tg e talk-show a raffica. E il web: Twitter, Facebook, WhatsApp… Ogni tentativo satirico è stroncato sul nascere. Fai una battuta sul fatto del giorno e il pubblico all’unisono pensa che questa è vecchia. Tempi duri per la satira. E poi, questi politici hanno spiazzato il comico: fanno più ridere loro. C’è concorrenza sleale. Si sa, quando il comico è al potere la satira è in crisi.

Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi prossimi progetti lavorativi?

No.

Simone Ciloni

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