L’infelice tweet di Obama e di Hillary Clinton sulla strage in Sri Lanka fa montare la polemica

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:56
L’infelice tweet di Obama e di Hillary Clinton sulla strage di Pasqua fa montare la polemica
I tweet

L’infelice tweet di Obama e Clinton sulla strage di Pasqua 

Basta poco per evitare le polemiche, a volte. Basterebbe la semplicità e la spontaneità, alla larga dal politicamente corretto, che spesso è peloso, fastidioso, specie quando è sfacciato e quando si riferisce a delle vicende drammatiche. 

Negli ultimi giorni impazzano sui giornali e sui social le polemiche per i tweet dedicati da Obama, ex presidente USA, e da Hillary Clinton, candidato dem sconfitta da Trump, per la strage in Sri Lanka. All’indomani della strage compiuta da estremisti islamici e rivendicata da ISIS, che ha ucciso 350 persone ed in maggior parte cristiani, anche i due dem hanno deciso di dedicare un pensiero alle vittime. Tuttavia le modalità in cui hanno scelto di farlo hanno fatto scoppiare la polemica. 

“Easter worshipper”? No. Meglio cristiani 

Infatti sia Obama che Hillary Clinton hanno ricordato le vittime della strage di Pasqua in Sri Lanka con un termine assai peculiare e particolare: “Easter worshipper”. La traduzione letterale del termine è “adoratori della Pasqua” o “persone che stavano festeggiando la Pasqua”, ma in italiano rende a dir poco male, mentre in inglese è un termine corretto ma anche scarsamente usato e assai poco diretto. Strana anche la scelta di utilizzare questo termine poco comune in entrambi i tweet. Quello che ha colpito molti utenti è la scelta dei due dem, assai curiosa dato che il termine è aulico e poco utilizzato anche dai madrelingua, di usare un termine come “Easter worshipper” al posto di un più semplice e rapido “christians”.

Cristiani erano coloro che erano nelle chiese al momento degli attacchi, per celebrare la messa di Pasqua, una delle più importanti ricorrenze religiose del cattolicesimo. “Persone che festeggiano la Pasqua” suona come un prendere distanza dall’entità di ciò che è stato direttamente attaccato. Molti utenti si sono chiesti che cosa abbia trattenuto i due politici statunitensi dall’identificare nei cristiani gli obbiettivi diretti dell’attacco compiuto dagli estremisti islamici in Sri Lanka. 

In molti hanno avuto il sospetto che il giro di parole utilizzato da Obama e Clinton sia stato attentamente studiato per evitare di riferirsi direttamente ai cristiani come vittime mirate dell’attacco compiuto nelle chiese proprio durante la messa di Pasqua. Non è mancato chi ha sottolineato che lo stesso Obama, nel giorno del drammatico attacco nelle moschee di Chirstchurch in Nuova Zelanda, non ha certo lesinato di riferirsi alla comunità colpita come comunità “musulmana”, come del resto era giusto che fosse. Invece nel caso dell’attacco alle chiese, ben pochi politici hanno dimostrato direttamente la loro solidarietà ai cristiani vittime della persecuzione del terrorismo islamico, cercando di restare su un generico politically correct. In molti hanno fatto notare che nessuno avrebbe – giustamente – accettato che alle vittime musulmane di Christchurch ci si riferisse col termine di “adoratori del Corano”. Difficile effettivamente negarlo. 

Inutile dire che diversi giornali, fra cui Wired ed Open di Mentana, si sono sbracciati per cercare di definire come analfabeti funzionali coloro che hanno accusato della scelta lessicale Obama e Clinton, legando le proteste per l’uso del termine all’alt right o al sovranismo (tanto per cambiare). Questo perché il termine è tecnicamente corretto, ma non è certamente ciò che si rimprovera ai due politici dem: semplicemente è un termine molto distante dalla realtà, un po’ come se i musulmani venissero definiti “Koran worshipper” o “Ramadan worshipper”. Ci sembrerebbe privo di senso, ovviamente. Perché lo stesso non vale in questo caso?

Come spesso avviene, anche in questi casi un buon tacere non fu mai scritto: il termine Easter worshipper può essere tecnicamente idoneo, benché assolutamente fuori uso (la polemica infatti è montata proprio dagli Stati Uniti, Paese di madrelingua inglese, il che significa che evidentemente gli stessi anglofoni hanno percepito il termine come una arrampicata sugli specchi). Il termine “Easter worshipper” rimane uno strano giro di parole, una scelta infelice che pare amplificare la sofferenza delle vittime in quanto neppure le riconosce direttamente come tali. Questa scelta fa sorgere più di un sospetto su come il politicamente corretto stia ammorbando la cultura occidentale, al punto di impedire perfino di chiamare le cose con il loro nome. Una scelta infelice, non c’è complotto o presa in giro verso i sovranisti (?) che possa tenere. 

Grazia Roversi

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