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Scialla Semper, l’album d’esordio di Massimo Pericolo, è un disco generazionale

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Nell’ultimo pezzo dedicato al mio genere musicale di riferimento – il rap, cui ho deciso di dedicare una sporadica rubrica (‘Il Rap spiegato agli italiani’, qui il primo capitolo in cui spiego anche il perché de titolo ben poco umile) – avevo detto che avrei voluto recensire l’album ‘Scialla Semper’ di Massimo Pericolo a ridosso dell’uscita (12 aprile).

Ho deciso quindi di farlo comunque, perché ho visto altre realtà farlo solo qualche giorno fa, perché ho visto la copertina spammata sotto il dubbio post di Luca Morrisi in cui appariva anche il vicepremier Matteo Salvini armato di mitra (a testimonianza che il rap fa sempre triggherare i 50enni, anche più di un ministro della Repubblica armato e discretamente minaccioso) e perché ‘Scialla Semper’ è un disco che merita.

‘Scialla Semper’ è l’album d’esordio di Massimo Pericolo, mc di Varese che – dopo una gavetta abbastanza lunga, durante la quale ha cantato con un altro pseudonomio – ha conquistato una certa notorietà con il video di ‘7 miliardi’, uscito a gennaio del 2019 e che, con due milioni e mezzo di view, è divenuto presto un tormentone, subendo un vero e proprio processo di memificazione.

Non scriverò ulteriormente di ‘7 Miliardi’, prima traccia dell’album: è stato lo stesso ragazzo a parlarne in copiose interviste. Sottolinerei piuttosto la chiusura della traccia, che cozza col resto del pezzo pieno di disagio: “Voglio solo una vita decente”.

Una chiusura del pezzo che è quasi una dichiarazione d’intenti e che è così spiegata da Alessandro (questo il nome di battesimo di Massimo Pericolo): “La frase finale di “7 Miliardi” è solo un modo per chiarire. Ho detto un sacco di cose nel pezzo, magari ho fatto incazzare un sacco di gente, però alla fine il succo è mi sto esprimendo, sto sfogando la rabbia che ho dentro, magari in un modo positivo come questo. Alla fine lo faccio solo per quello, solo perché voglio realizzarmi nella vita“.

Non meno disagio traspare dalla seconda traccia, ‘Ansia’, traccia anch’essa uscita come singolo, in cui si trova uno dei pochi featuring dell’album (il bravo Ugo Borghetti della 126).

Anche in questo caso, voglio soffermarmi su ciò che di positivo esce dalla traccia:

Più la vita fa la troia e più ci importa
Penso che fosse brutta fra’ sarebbe meno stronza

Giocando sullo stereotipo che le ragazze belle sono stronze e che i rapporti che prendono di più sono quelli con ragazze che non si comportano al meglio col proprio partner (non sono dello stesso parere, circa questo secondo punto), Massimo Pericolo dice che la vita è bella. Altro che Benigni.

C’è amore nel disco e c’è amore anche in ‘Cocco’, terza traccia che rappresenta un parallelo tra il cocco (laddove il cocco – chiaramente – non è il frutto tropicale) e l’amore.

Di fatto si tratta di un pezzo con il ritornello il loop, in cui la metafora emerge con tutta la sua forza:

L’amore fa più male dell’odio (ah)
L’amore fa più male del cocco (eh)
E la rivoglio da quando è finita (ah)
Perché tira più la figa di una riga (skrrt)

Non so per quale motivo, ma in questa traccia Massimo Pericolo mi ricorda parecchio Dargen D’Amico così come mi ricorda parecchio diversi lavori di Dargen il ritornello della quarta traccia, ‘Sabbie d’oro’.

In questo caso, il ritornello è affidato a Generic Animal (il secondo ed ultimo artista con cui Massimo Pericolo ha collaborato in questo album) e la traccia è decisamente introspettiva, in cui emerge – ancora una volta (e speriamo questa caratteristica non venga meno col successo) – la voglia di  riscatto e l’esistenzialismo di fondo dell’mc. Tra le rime sottolioneate, ve ne propongo giusto due, una autocelebrativa ed una particolarmente nichilista:

Se i miei fossero ricchi non sarei chi sono 
Ma sono due falliti e senti come suono

Voglio tutto in questa vita perché poi si muore
Che tu creda nella sfiga oppure nel Signore

Dopo ‘Sabbie d’oro’, arriva la title track – ‘Scialla Semper’ – che rappresenta anche un riferimento all’operazione di polizia che ha portato il Nostro in carcere nel 2014.

Esperienza, quella del carcere, che lo ha evidentemente segnato (e chi no, d’altra parte?) e che lo porta ad avere un discreto risentimento verso le forze dell’ordine, che emerge qua e là.

Emerge anche in ‘Soldati’, canzone il cui ritornello è una citazione del cabarettista milanese Paolo Rossi (“Era meglio morire da piccoli / Con i peli del culo a batuffoli / Che morire da grandi soldati / Con i peli del culo bruciati”).

In questo caso si oscilla tra l’antimilitarismo del ritornello e la voglia di rivalsa che fa da contraltare al nichilismo sempre presente (“Stronzo, lo sai che muoio presto, ah / Per questo voglio tutto adesso, seh / Io sono nato e non l’ho chiesto, no / E un giorno o l’altro tutto questo sarà mio, giuro su Dio”).

Le ultime due tracce sono forse più intime.

‘Ramen girl’ è una canzone d’amore, sia pur non esattamente tradizionale, in cui – ancora una volta – MP mostra di essere multi flow. Circa il contenuto, MP si esprime così: “”Ramen girl” è un pezzo strano. Non è il mio solito modo di scrivere, non suona come i miei soliti pezzi. Sono contento se poi piacerà alla gente. Ovviamente non è che mi fa schifo, però devo ancora capire se mi appartiene o no”. In attesa lo capisca, sottolineamo una rima:

Voglio farmi Belen
E mollarmi per te

Quale donna non capitolerebbe?

L’album chiude con quella che è forse la mia traccia preferite dell’album, ‘Amici’.

‘Amici’ è lo story telling impeccabile di una festa in un contesto borghese in cui Massimo Pericolo andrà nonostante le titubanze inizali.

La traccia non ha ritornello ed ha una beat – magnifico, come d’altra parte tutti gli altri – che evoca la concitazione della ricerca della festa e la concitazione vissuta nella festa stessa (quella concitazione che può conoscere solo chi le feste – più o meno borghesi, più o meno legali, più o meno sobrie – le ha vissute davvero).

Una festa vissuta – come le migliori – come non ci fosse un domani, con gli amici sempre.

Riporterò per intero la seconda strofa:

E ci siamo conosciuti da bocia
Sopra le bici, mica sopra i social
Quando il rap non andava di moda
La ganja era buona e bigiavo la scuola
Noi uniti da sempre dai sogni (seh)
Senza soldi né grandi bisogni
Con pochi e vivessi il migliore dei giorni (seh)
O che fossi in prigione al Miogni (yeh)
E ora eccoci qua
Per niente cambiati malgrado l’età
A una festa da film in un’altra città
Chi senza la tipa e chi senza il papà
E chi se ne fotte di come sarà
Stanotte si può, si fa ciò che ci va
E domani chissà
Beviamo champagne a fiumi
Sotto un cielo a pois, ah

Anche in questo caso, è evidente la capacità di scrittura di Massimo Pericolo, che narra la provincia e la voglia di emanciparsi, narra se stesso e narra frattanto una generazione, quella del vizio e del nichilismo.

Per questo motivo, a tutti gli effetti,  ‘Scialla Semper’ è a mio avviso un disco generazionale.