41 anni fa Peppino Impastato veniva ucciso dalla mafia: oggi i social lo ricordano così

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:41

ecco come lo ricordano i socialIl 9 maggio del 1978 moriva Peppino Impastato: ecco come oggi, a 41 anni di distanza, i social ricordano il suo coraggio ed il desiderio di voler cambiare un sistema corrotto e mafioso.

Il ricordo di Peppino Impastato, ragazzo di Cinisi (Palermo) che per primo ha osato sollevare la testa contro i crimini ed i traffici delle famiglie mafiose in Sicilia, non può che suscitare ancora oggi profonda ammirazione per un giovane che ha lottato ed ha sacrificato la propria vita per la giustizia. Nato nel 1948, Peppino ha sviluppato sin da adolescente un’avversione per il sistema corrotto che governava la sua terra e per quei prepotenti che obbligavano tutti gli altri a sottostare alle regole da loro imposte.

La rabbia per quella ingiustizia che limitava la crescita sociale e culturale della Sicilia si è unita all’incapacità di sopportare la generale omertà che contraddistingueva gli abitanti del suo paese  e la sua stessa famiglia. Cresciuto con gli ideali di libertà di opinione e di espressione e con la consapevolezza che tutti meritavano pari diritti, Peppino ha deciso di combattere la corruzione e la mafia attraverso la radio, le manifestazioni, l’esposizione di documenti fotografici che facessero capire a tutti come la Mafia stesse opprimendo e distruggendo la Sicilia.

Proprio la radio è stata l’arma  principale con la quale Peppino ha smascherato le nefandezze che le famiglie mafiose (di recente è nata la radio 100 passi, erede spirituale della sua Radio Aut), aiutate da politici corrotti, compivano ai danni di Cinisi e dei suoi abitanti. Durante le trasmissioni Peppino ha denunciato e messo in ridicolo i boss locali, attirandosi l’antipatia del boss Gaetano Badalamenti che ne ordinò l’assassinio.

Peppino Impastato moriva 41 anni fa: ecco i social come lo ricordano

La morte di Peppino Impastato ebbe l’effetto contrario a quello atteso dal boss. Sebbene la sua voce si fosse fisicamente spenta, i suoi ideali sono rimasti vivi ed anche coloro i quali, come la madre ed il fratello, prima della sua morte avevano paura di lottare, dopo si unirono ad i suoi amici per portare avanti il suo lavoro. Proprio i parenti di Peppino riuscirono alla fine a dimostrare che la sua morte è stata di natura mafiosa e dal 2001, i colpevoli sono reclusi in carcere.

Ancora oggi il ricordo di quel ragazzo il cui coraggio ha cambiato la mentalità di Cinisi ed in seguito della Sicilia e dell’Italia è vivo e lo si nota sui social, dove sono numerosi i post in sua memoria. C’è chi, come la pagina ‘Cannibali e re‘, ne ricorda tutta la storia, chi si limita agli slogan come “Con le idee ed il coraggio di Peppino noi continuiamo” oppure il più tradizionale “Peppino è vivo e lotta insieme a noi”, o chi  ancora preferisce ricordare il suo genio nel lottare contro i poteri forti: “Per me la lezione che lui ci ha lasciato è la capacità vitale di sorridere contro tutte le forme di potere… essere scomodi in maniera creativa”.

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