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Iran, arrestata popolare cantante colpevole d’aver cantato davanti a turisti

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colpevole di aver cantato per i turisti
(Instagram)

In Iran è stata arrestata la popolare cantante Negar Moazam. La donna è accusata di aver infranto la legge che vieta alle donne di cantare in pubblico come solista.

La scorsa settimana Negar Moazam, popolare cantante iraniana, ha accettato di esibirsi come solista per un gruppo di turisti. La donna aveva indossato gli abiti tradizionali e giunta all’interno del villaggio popolare di Abyaneh ha deliziato i presenti con la sua esibizione. Moazam, molto attiva sui social, ha deciso di condividere il live della sua esibizione su Youtube, Instagram e Telegram (social che va per la maggiore nel Paese arabo) e proprio questa scelta le è costata cara. Il video in questione, infatti, è giunto all’attenzione dell’Organizzazione per l’Eredità Culturale, i quali, hanno interrotto l’esibizione e l’hanno formalmente accusata per aver violato la legge.

Iran: la legge vieta alle donne di cantare in pubblico

Aver trasmesso il live dell’esibizione è stata un’ingenuità dell’artista. Negar, infatti, sa benissimo che la legge vieta alle donne di cantare in pubblico se non accompagnate da un uomo. La legge in questione risale al periodo della rivoluzione ed è in vigore sin dal 1979. In realtà in questi anni sono state concesse molte eccezioni alla regola, ma le esibizioni sono sempre rimaste in ambiti ristretti. L’averla condivisa sul web comporta una diffusione maggiore dell’esibizione e potrebbe indurre altre artiste ad esibirsi ignorando la legge.

Quella di esibirsi in pubblico non è l’unico divieto per le donne iraniane. Sin dall’insediamento dell’Ayatollah, infatti, a queste è impedito di mostrarsi in pubblico senza velo, un’altra limitazione riguarda l’espatrio: alle donne è permesso solamente dopo previa autorizzazione del marito. Proprio quest’ultima limitazione è stata ammorbidita negli ultimi anni: prima le donne dovevano richiedere l’autorizzazione del marito ogni qual volta lasciavano il Paese, grazie alle proteste delle attiviste è stato concesso che il primo permesso fosse valido per ogni occasione.

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