A distanza di un anno lo spread in Italia non accenna a scendere. Oggi si attesta ancora a 280-290

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:02

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Un anno fa lo spread in Italia aveva un valore superiore a quota 300. Oggi il differenziale non accenna a scendere e si attesta ancora a 290. Come mai?

Dodici mesi fa, durante l’inizio del nuovo governo a marchio Lega e 5 Stelle, il valore dello spread era molto alto e superava quota 300. I mercati non avevano reagito bene alla notizia di questo governo e non vedevano stabilità. A distanza di un anno il valore è ancora molto alto e si attesta sui 280-290.

Lo spread è il differenziale di rendimento a dieci anni tra i titoli di Stato di alcuni Paesi e quelli tedeschi (Bund), considerati di riferimento. Tale differenziale permette di misurare la fiducia che i mercati hanno in un determinato Stato.

I problemi dell’Italia sono ancora tanti. Questo differenziale così elevato indica che l’Italia paga il 3% in più di interesse rispetto ai tedeschi sui debiti di chi presta loro denaro.

Solo la Grecia ha uno spread superiore a quello italiano. Lo spread è notevolmente inferiore negli altri Paesi europei

Solo la Grecia ha un valore dello spread superiore rispetto a quello italiano. I mercati hanno ancora poca fiducia del nostro Paese. Pochi sono gli Stati con uno spread superiore a 100 (Cipro, Portogallo, Spagna, Malta). I Paesi maggiormente affidabili risultano essere il Lussemburgo (appena 15 punti di spread con il Paese tedesco), l’Olanda, la Lituania, la Finlandia, l’Austria e la Francia con i suoi 41 punti di differenziale.

Molti sono i problemi dell’Italia in riferimento alle infrastrutture e ai servizi pubblici. Inoltre, i mercati vedono di cattivo occhio la situazione delle nostre imprese, in riferimento al lavoro e alla produttività. Anche la demografia è un fattore importante: l’Italia invecchia e nei prossimi 25 anni arriverà ad avere il 33% della popolazione di over 65. Queste e altre sono le motivazioni dello spread così alto e della poca fiducia dei mercati. Tempo per invertire la rotta c’è.

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