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Ferrara, la madre di Federico Aldrovandi contro i poteri forti: “Chi applaudiva la morte di mio figlio è al potere”

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Domenica prossima la città di Ferrara affronterà il ballottaggio elettorale per l’elezione del suo nuovo sindaco. La scelta sarà fatta tra i candidati Alan Fabbri (Lega) e Aldo Modonesi (centrosinistra). Con un tweet duro e straziante, la mamma di Federico Aldrovandi si è scagliata contro il candidato della Lega che cinque anni fa applaudì i poliziotti condannati per l’uccisione del figlio nel corso del congresso del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap).

Omicidio Aldrovandi, il tweet di Patrizia Moretti che ricorda gli applausi per i poliziotti condannati

Durissimo attacco via Twitter di Patrizia Moretti, la madre del giovane Federico Aldrovandi assassinato nel 2005 durante un controllo di Polizia. Come riportato anche da Globalist, la donna ha twittato che”Federico piange per le ferite alla testa. L’ho appena sognato. Chi applaude gli omicidi è al potere nella nazione e nelle fila di chi va al ballottaggio a Ferrara. Italia ti prego no, non cedere alle facili lusinghe dell’uomo forte al comando. Chiunque sia. Quella forza è cattiva“. E il riferimento è proprio rivolto al ballottaggio elettorale che la città di Ferrara si prepara a vivere per la scelta del suo sindaco.

Omicidio Aldrovandi, una ferita aperta che risale a 14 anni fa

Federico Aldrovandi è stato ucciso il 25 Settembre del 2005 nel corso di un controllo effettuato dalla Polizia. I fatti si svolsero a Ferrara, la città d’origine di Aldovrandi, dopo che questi era stato lasciato dagli amici per tornare a casa a piedi, nella notte. Federico Aldrovandi, che aveva assunto sostanze stupefacenti e alcol (ma in modeste quantità, tanto che gli stessi amici lo avevano definito “tranquillo”), venne accusato di aver aggredito i due agenti che si trovavano sulla pattuglia “Alfa 3”. I poliziotti chiesero i rinforzi facendo arrivare sul posto la volante “Alfa 2”, con a bordo altri due colleghi. Ne scaturì una colluttazione in seguito alla quale il giovane morì per asfissia da posizione, cioè mentre gli agenti gli tenevano il torace premuto contro il suolo per bloccarlo. Nel 2009, quasi quattro anni dopo questi fatti, i quattro poliziotti (tre uomini e una donna) sono stati condannati a 3 anni e sei mesi di reclusione per “eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi”. Condanna che è stata confermata, nel 2012, dalla Corte di Cassazione.

Maria Mento

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