Matteo Salvini e l’ipotesi della tassa patrimoniale: i precedenti più celebri degli ultimi 25 anni in Italia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:23

L’idea di tassare le cassette di sicurezza degli italiani ha fatto tornare a parlare di “patrimoniale”. Ma ecco cos’è successo in Italia, negli ultimi 25 anni, quando è stata applicata questa misura

La manovra italiana che ha portato all’aumento del debito pubblico e alla salita dello spread rischia di costare molto al nostro Paese, che adesso deve cercare di evitare la procedura di infrazione che da Bruxelles si potrebbe far partire. Per correggere il tiro, e al contempo evitare una manovra-bis che il Governo italiano sembra proprio non voler fare, c’è però bisogno di trovare ulteriori fondi. Tra le idee proposte c’è quella- lanciata da Salvini (qui il link al nostro precedente articolo)- di applicare una tassa sulle cassette di sicurezza degli italiani e sul loro contenuto. Non una specie di patrimoniale, come specificato poi dal Ministro, ma una specie di condono. La patrimoniale, in ogni caso, è uno strumento che in Italia è stato abbastanza utilizzato nel corso dell’ultimo quarto di secolo e che non sempre ha avuto effetti positivi sulla nostra economia. Facciamo un veloce tuffo nel recente passato e ripercorriamo i precedenti delle patrimoniali più celebri.

Le patrimoniali in Italia negli ultimi 25 anni, la crisi del 1992 sotto il Governo di Giuliano Amato

Iniziamo cercando di capire cosa sia una “patrimoniale”. Volendo tenerci nel campo delle idee semplici, senza complicare troppo le cose, possiamo dire che si tratta di una tassa che viene  imposta sul patrimonio posseduto da un cittadino, anziché  sul reddito derivante dalla sua attività lavorativa. Ne consegue che, nel caso di una “patrimoniale”, a pagare di più sarebbero le persone in possesso di un patrimonio maggiore. Di “patrimoniale” si sente parlare nei momenti più cruciali a livello economico, quelli appunto di crisi. Nel 1992 fu Giuliano Amato, da pochissimo Presidente del Consiglio, a tassare i conti correnti degli italiani, imponendo una tassa che di fatto era già stata pagata: quella del famoso 6 per mille sui capitali (seimila lire ogni milione posseduto).  Una manovra non evitabile, come ricordato dallo stesso Amato anni dopo, a causa del crollo che stava investendo la lira, l’allora valuta italiana. Il blitz praticamente improvviso nelle tasche degli italiani non ebbe effetto positivo, anzi: dopo soli due mesi si rese necessario pensare a una manovra correttiva dal valore di 8 miliardi.

Le patrimoniali in Italia negli ultimi 25 anni, la manovra di Mario Monti nel 2011

La seconda “patrimoniale” degna di nota colpì l’Italia nel bel mezzo della lunghissima crisi economica (mai finita) iniziata nel 2007. Siamo nel 2011 e il Governo era quello tecnico guidato da Mario Monti, sotto la Presidenza della Repubblica di Giorgio Napolitano. Il problema dell’Italia erano sempre i conti pubblici e l’allora Presidente del Consiglio impose una tassa sulla casa che come ricorda Panorama, anziché aiutare a risollevare le sorti dell’Italia, causò due ulteriori danni: il crollo del settore dell’edilizia e del settore immobiliare. Due casi di “patrimoniale” più che fallimentari- e anzi, nei fatti, dannosi– che dovrebbero far riflettere, attentamente,  prima di procedere all’attuazione di un procedimento simile nel 2019.

Maria Mento

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