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Filippo Facci, lettera aperta a Dagospia: “Michele Serra ha ragione sul crocifisso”

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Il giornalista Filippo Facci ha voluto dire la sua sulla polemica del crocifisso in televisione innescata da Michele Serra e lo ha fatto scrivendo una lettera aperta pubblicata da Dagospia

Lo scorso 17 Giugno, Michele Serra ha dedicato la sua rubrica edita da La Repubblica, – L’Amaca– a una questione che ha sollevato una scia di polemiche: indossare o no il crocefisso in televisione? Serra ha attaccato la giornalista Marina Nalesso, conduttrice del TG2 che è andata in onda indossando una collana con crocifisso al collo: “Ma almeno per ipocrisia, almeno per uno scrupolo formale, almeno per fare finta che, tra gli utenti pagatori di canone, ne esista qualcuno che preferirebbe evitare i simboli religiosi al collo di chi esercita una funzione pubblica, ovvero di tutti: non si potrebbe cortesemente evitare?“, ha scritto Michele Serra. In difesa della Nalesso sono già scese in campo diverse personalità del mondo dello spettacolo, tra cui Barbara Palombelli. Il giornalista Filippo Facci, tramite una lettera aperta inviata a Dagospia, ha spiegato perché secondo lui Michele Serra ha ragione.

Filippo Facci e la lettera che difende Michele Serra: “L’Italia è uno Stato laico”

Filippo Facci scende in campo per difendere le posizioni espresse da Michele Serra sul crocifisso in televisione e lo fa con una lettera aperta inviata a Dagospia. In molti non hanno accettato la posizione presa da Serra su L’Amaca del 17 Giugno, con l’attacco nei confronti di Marina Nalesso e di quella sua collana con crocifisso “sfoggiata” durante la lettura delle notizie al TG2. Scrive Facci: “(…) La questione del crocefisso è semplice: fu reso obbligatorio quando il fascismo dispose che la cattolica era la religione dello Stato dopodiché la Costituzione sancì l’eguaglianza delle religioni di fronte alla legge, sinché la revisione del Concordato del 1984 perfezionò il tutto. L’Italia da allora è uno stato perfettamente laico – dovrebbe esserlo – e quindi ogni simbolo religioso dovrebbe avere i diritti di ogni altro. Ne consegue che l’obbligo del crocefisso presto o tardi sparirà, come pure sparirà l’ora di religione configurata come è oggi, e sparirà il diritto delle chiese cattoliche di scampanare come altre non possono fare, e sparirà insomma ogni uso e consuetudine che non sia armonizzato con la lettera del diritto positivo. (…)”.

Filippo Facci e la lettera che difende Michele Serra: quando il crocifisso mette in minoranza la fede altrui

Il crocifisso, come simbolo, è destinato a scomparire e le legge, del resto, ha già stabilito che la presenza dei crocifissi nei luoghi pubblici non è obbligatoria. Anzi, proprio perché ogni simbolo religioso dovrebbe avere lo stesso diritto degli altri, Facci continua spiegando che “La Corte di Strasburgo invece ha stabilito che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche «è una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni»; una persona di religione non cattolica, allo stesso modo, potrebbe sentirsi a disagio nel sentirsi giudicata da un tribunale che dica «la legge è uguale per tutti» e intanto esponga un simbolo che privilegia un’identità precisa: qualcosa che è davvero arduo liquidare come «tradizione» o «cultura» in senso stretto o altri sinonimi-cazzate tipo «messaggio d’amore» come ha scritto Mario Giordano su La Verità, il quotidiano del Ku Klux Klan del Nordest”.

Filippo Facci e la lettera che difende Michele Serra, l’attacco a Marina Nalesso: “Servizio pubblico utilizzato per esibire la sua storia”

Anche Filippo Facci non condivide la scelta di Marina Nalesso di sfoggiare il crocifisso durante l’espletamento di un pubblico servizio. “Il crocefisso rappresenta anzitutto una religione, poche palle. Ho letto, a sua difesa, che la mezzobusta Marina Nalesso si è avvicinata alla fede attraverso un percorso di sofferenza personale: ma a me che cazzo me ne frega? Legga le notizie, è pagata per quello. Da noi. Fosse per me farei come in Francia, dove è vietato esibire come trofei dei simboli religiosi, ma potrei anche tollerare che ciascuno indossi quello che vuole con certa discrezione e senza palese esibizione. La mezzobusta del Tg2 non ha fatto né uno né l’altro, con l’aggravante del servizio pubblico che ha utilizzato per esibire i cazzi suoi, cioè la sua fede religiosa e politica”, ha sentenziato Filippo Facci nella sua lettera (a questo link si può leggere la lettera integrale del giornalista).

Maria Mento

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