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Jesolo e la baby gang che spaventa comunità e balneanti: gli episodi sconcertanti ad opera di giovanissimi tra i 13 e i 18 anni

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Baby gang, Jesolo, bagnini

Jesolo sta affrontando un periodo di poca serenità a causa di una baby gang “del terrore“. Si tratta di ragazzi di età compresa tra 13 e 18 anni.

Ragazzi senza controllo che si danno all’alcool (liquori e birra) al fumo, si considerano tra loro fratelli e ostentano le loro ‘grandezze’ sui social. Su Instagram scrivono «Eccoci prima della devastazione», «Questi bisogna menarli».

Le loro attività predilette? Rubare, picchiare, distruggere: non hanno paura neanche della polizia.

L’episodio allo stabilimento balneare Trieste

L’ultimo episodio ha coinvolto lo stabilimento balneare Trieste, gestito dal 49enne Paolo Coppo. Come riporta Dagospia, Coppo ha dichiarato «Erano in otto, me li sono trovati di mattina sull’ arenile, vicino alla torretta. Ho detto “dovete spostarvi”. E lì una reazione inaudita tra calci e pugni. Sono tornati nel primo pomeriggio e saranno stati una trentina. Mi hanno buttato sulla siepe e giù di nuovo pugni. Non riuscivo a difendermi, erano troppi».

Il bagnino dello stabilimento, Mattia, è intervenuto a difesa di Paolo, ma ce ne sono state anche per lui: «Ho agito d’ istinto, mi è venuto da spingerli, mi sono beccato dei colpi in testa».

I due sono stati ricoverati. Paolo ha avuto 8 giorni di prognosi, e persino l’altro ragazzo accorso in suo aiuto durante il primo attacco si ritrova con una costola incrinata, un taglio, una mano gonfia.

Questo non è che l’ultimo episodio di una lunga serie di comportamenti abominevoli di ragazzi fuori controllo. La provincia veneziana ormai è da qualche mese che subisce certi atteggiamenti.

La promessa della vendetta

Durante questo episodio di violenza anche uno della baby gang è stato colpito. Ragion per cui ” i fratelli” hanno promesso di vendicare l’accaduto. E infatti sono tornati nel pomeriggio, raddoppiati per ottenere il loro trofeo: un video postato in rete così commentato: «Anche loro in ospedale».

Il gestore del Trieste si dice sconcertato dalla «cattiveria di ragazzi che potrebbero essere miei figli. Mi chiedo dove stiamo andando, mi chiedo dove siano le famiglie. Oh, questi hanno affrontato naso a naso i poliziotti che sono intervenuti: tu con me non alzi la voce perché io sono minorenne. Roba da matti».

Per ora le autorità hanno individuato una quindicina di loro, alcuni trevigiani, quasi tutti sotto i 18 anni tranne due. Su di loro gravano le accuse di rissa, lesioni volontari e interruzione di pubblico servizio.

Dato questo campanello d’allarme, il Questore di Venezia, Maurizio Masciopinto, il prossimo venerdì si riunirà con albergatori, proprietari di discoteche e di locali «perché ritengo indispensabile l’ interazione con loro. Per le baby gang vanno prese misure severe, fogli di via e sorveglianza speciale. I maggiorenni coinvolti non potranno più recarsi nella provincia di Venezia».

Il loro modus operandi

Perché agiscono così? Un motivo non c’è, non a caso scelgono “ad estro del momento” le loro vittime. Sono spinti dalla sensazione del brivido, del proibito, cercano lo sballo e sfruttano la rete per postare i video della loro violenza.

Secondo gli investigatori, presi singolarmente si comportano come delle pecore, sono mansueti. Ma messi insieme o nascosti dietro lo schermo di un PC disdegnano la buona educazione a favore di sballo e violenza. E se qualcuno domanda loro se hanno mai paura la risposta diventa “Se sei un uomo devi tirarle fuori”.

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