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Libia, centro migranti bombardato nella notte: decine di morti e feriti. Il bilancio peggiora nella mattinata

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Libia, centro migranti, soccorsi

Un bombardamento nella notte tra il 2 e il 3 luglio ha provocato decine di morti e feriti in un centro migranti in Libia. L’attacco è stato addotto al generale Khalifa Haftar.

Preso di mira è stato il centro per migranti posto nei pressi della base militare di Dhaman, nell’area di Tajoura.

Soccorsi in movimento tutta la notte: bilancio delle vittime

Nell’hangar in cui alloggiavano c’erano almeno 120 migranti“, questo è quanto asserito da Osama Alì, un portavoce dei servizi di soccorso del Governo di Tripoli.

I soccorsi hanno lavorato incessantemente tutta la notte conducendo presso gli ospedali i feriti. Tuttavia tra le macerie e il caos sono stati rinvenuti molti cadaveri. Se inizialmente infatti si parlava di bilancio delle vittime pari a 40 morti e 80 feriti, stamattina il numero di migranti morti ha raggiunto quota 60.

Secondo un analista tedesco, esperto della crisi in Libia, Wolfram Lacher, non si tratta di un attacco accidentale. Pare che il generale Haftar e gli Emirati Arabi Uniti seguissero i movimenti e fossero dunque ben coscienti dello spazio dedicato ai migranti proprio accanto la base di Dhaman. Base che è un punto di riferimento per i militari e che non a caso era stata assediata già un mese fa.

Perché un simile attacco?

L’attacco è stato fortemente voluto da Haftar. Ma perché? Sicuramente la miccia si è accesa a seguito della perdita della cittadina di Gharian, la settimana scorsa.

Dopo un lavoro molto delicato e accorto infatti, l’esercito insieme alle milizie alleate al governo nazionale di Tripoli hanno liberato la città di Gharian. Città che il generale aveva trasformato in una vera e propria base operativa per l’attacco a Tripoli. A Gharian l’esercito di Serraj ha trovato, tra le altre cose, una sala comando e delle armi di origine Americana vendute agli Emirati e poi rivendute ad Haftar.

Le parole del ministro degli esteri italiano

Doveroso è stato l’intervento del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi il quale sostiene che “occorre garantire immediatamente misure di seria protezione per i civili e, in particolare, trasferire i migranti che si trovano nelle strutture di raccolta in luoghi al sicuro dai combattimenti e sotto la tutela delle nazioni unite“.

Il ministro asserisce anche che “la netta condanna dei bombardamenti indiscriminati di aree civili, si accompagna all’appello a fermare un aggravarsi delle ostilità che mette continuamente in gravissimo pericolo vite umane e distrugge infrastrutture essenziali per la popolazione”.

Ragion per cui, come si apprende anche dalla Repubblica, bisogna prendere molte più misure sicure e protettive per i civili in Libia e non solo. E, più nello specifico, i migranti devono potersi trovare in luoghi garantiti, lontani dai combattimenti e protetti dalle Nazioni Unite.

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