Milano, Malpensa in mano alla ‘ndrangheta: 34 misure cautelari, coinvolto un ex sindaco

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:50

Malpensa

Malpensa sotto assedio dei carabinieri. Si è svolta poche ore fa una maxi retata che ha portato all’arresto di molti esponenti della ‘Ndrangheta, i quali gestivano attività commerciali e di parcheggi nei pressi dell’aeroporto.

L’indagine ‘Krimisa’ (guidata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano) condotta dai carabinieri del comando provinciale ha consentito alle autorità di porre in essere un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 34 persone (32 italiani, un marocchino e una romena).

Tutto è ruotato intorno alle attività poco pulite della ndrangheta di Legnano (Milano)-Lonate Pozzolo (Varese). Tra i coinvolti spunta anche il nome dell’ex sindaco di Lonate Pozzolo, Danilo Rivolta, di Forza Italia nonché assessori e politici vari.

I reati mossi dall’accusa

Il comando dei carabinieri ha fatto pulizia in varie città italiane, tra cui Milano, Ancona, Aosta, Cosenza, Crotone, Firenze, Novara e Varese. 27 sono le persone finite in carcere e 7 ai domiciliari.

Dovranno rispondere di molti reati tra cui associazione di tipo mafioso, danneggiamento seguito da incendio, estorsione. Secondo la Repubblica sono accusati anche di, violenza privata, lesioni personali aggravate, minaccia, detenzione e porto abusivo di armi.

Senza dimenticare l’illecita detenzione con conseguente spaccio di sostanze stupefacenti, truffa aggravata ai danni dello Stato e intestazione fittizia di beni, accesso abusivo a un sistema informatico o telematico.

In cosa consisteva l’attività? Semplicemente nella gestione dei parcheggi nei pressi dell’aeroporto con conseguente obiettivo di costruire nuove attività commerciali in aree nei comuni adiacenti. Il GIP ha sequestrato infatti due parcheggi privati, “Malpensa Car Parking” e “Parking Volo Malpensa”.

Nel maxi sequestro dei beni, il valore complessivo di quanto sottratto alla ndrangheta ammonta a circa due milioni di euro.

I particolari dell’indagine

L’indagine, era cominciata nell’aprile 2017. Secondo gli investigatori “l’organizzazione era stata in grado di infiltrare gli apparati istituzionali e che, dalla seconda metà del 2016, era in corso un processo di ridefinizione degli assetti organizzativi della locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo, a seguito della scarcerazione di due esponenti apicali della medesima consorteria criminale in forte contrasto tra loro”.

La DDA di Milano ha osservato con molta attenzione ogni passo dovuto,  riuscendo anche a rilevare le modalità di risoluzione delle controversie poste in essere nei clan, e come questi ultimi assegnavano i territori di competenza agli affiliati.