Non solo Bibbiano e “Veleno”, Selvaggia Lucarelli ricorda il “Caso zero” dei finti abusi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:52

Selvaggia Lucarelli ricostruisce il caso zero dei finti abusiIn uno degli ultimi articoli pubblicati Selvaggia Lucarelli ricostruisce il primo caso di accuse di abusi sessuali su minori costruiti a tavolino.

La pubblicazione dei risultati dell’indagine ‘Angeli e Demoni’ ha sconvolto l’opinione pubblica. Ben diciotto persone sono state arrestate con diversi capi d’accusa per complicità in un racket di affidi che partiva dalla creazione di falsi ricordi nei bambini (attraverso lavaggi del cervello e scariche elettriche) per indurli a testimoniare contro le famiglie d’origine in tribunale. I genitori venivano dunque accusati di abusi su minori ed i bambini venivano assegnati ad un’associazione che si occupava di ricollocarli in famiglie di amici e parenti dietro compenso economico.

Un crimine vergognoso che ha rovinato la vita di molte persone e che a ricordato a molti il noto caso “Veleno” risalente al 1997. In quella occasione ben 16 bambini vennero allontanati dalle proprie famiglie dopo aver sostenuto di essere stati sottoposti a violenze sessuali e fisiche da parte delle famiglie di appartenenza, oltre ad essere stati costretti a partecipare a riti satanici.

Il caso zero dei finti abusi ricostruito da Selvaggia Lucarelli

In una lunga ricostruzione pubblicata sul ‘Fatto Quotidiano‘ (che vi consigliamo di leggere), Selvaggia Lucarelli racconta con dovizia di particolari quanto accaduto ad una famiglia di Sagliano nel 1996. Tutto comincia quando il matrimonio tra Guido Ferraro e Daniela finisce in malo modo. Poco tempo dopo il figlio della coppia ha confidato al personale del servizio di Neuorpsichiatria di Vercelli di essere stato vittima di abusi sessuali da parte del padre, della zia e della nonna.

Nel racconto del bambino, Angelo aveva 9 anni, il padre avrebbe avuto rapporti incestuosi con la sorella, con la madre e con la nipotina e lui sarebbe stato costretto non solo ad assistere a delle orge, ma anche a parteciparvi. La versione fornita dal bambino presentava lacune ed è stata modificata diverse volte, ma prima che si arrivasse a processo tutti i componenti della famiglia accusati di pedofilia e incesto si sono suicidati nel garage di casa lasciando una lettera sulla quale si leggeva: “Quattro innocenti costretti a suicidarsi perché la magistratura non ha dato loro la possibilità di difendersi”.

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