Carola Rackete: “Costretta a sbarcare, non avrei potuto gestire le liti a bordo”

Carola RacketeIl capitano della Sea Watch 3 Carola Rackete ha spiegato al giudice di essere stata costretta a sbarcare per via di una situazione complicata a bordo.

In questi giorni si è parlato molto della manovra compiuta da Carola Rackete verso la fine di giugno. La comandante della Sea Watch ha infranto un divieto posto dalla Guardia di Finanza, urtando la vedetta e facendosi strada verso il porto di Lampedusa. Nelle ore immediatamente successive gli esponenti di estrema destra e il ministro dell’Interno hanno richiesto l’immediato arresto della donna.

Il giorno successivo i migranti a bordo (53 persone salvate nelle acque territoriali libiche) sono stati accolti a Lampedusa e la capitana è stata sottoposta agli arresti domiciliari. Come sappiamo gli arresti sono stati revocati e nei giorni successivi è stata Carola Rackete a passare al contrattacco denunciando chi l’aveva accusata di essere una criminale. Quindi ha lasciato l’Italia per tornare in Germania

Perché Carola Rackete ha effettuato quella manovra

Durante l’interrogatorio di fronte a Gip di Agrigento Carola ha spiegato quali sono le sue condizioni economiche, come è venuta a sapere dei migranti a rischio naufragio in Libia, ma sopratutto cosa l’ha portata a compiere la manovra che ha causato tutto questo polverone. A tal proposito, come riportato da ‘Repubblica’, la capitana della Sea Watch ha dichiarato: “Stavo aspettando la soluzione politica che mi era stata promessa dalla stessa Guardia di Finanza… La mattina seguente mi sono alzata presto e ho chiesto ai parlamentari a bordo: non c’ era alcuna soluzione”, il giorno a cui si riferisce era il diciassettesimo di stallo a largo della Sicilia.

Lo stesso giorno la comandante della Sea Watch viene informata di una lite a bordo tra i migranti che era stata sedata a fatica: “C’era il rischio di auto-lesioni, di suicidi e di atteggiamenti ostili verso l’ equipaggio. So di una lite tra migranti. La cosa mi fu trasmessa con una chiamata di sicurezza via radio interna”. La situazione era complicata e alle 23 decide di rompere lo stallo ed entrare.

Sull’impatto con la Guardia di Finanza, la Rackete ha dichiarato: “Si sono messi davanti a me, io stavo procedendo a velocità molto bassa. Poi ho girato e loro sono andati al molo. Dal ponte non puoi vedere cosa succede lateralmente. Di solito c’ è una videocamera, però era rotta dall’inizio del viaggio. Mi sono spostata fuori dal ponte, per vedere se potevo andare indietro o in un altro posto del molo”, spiega al giudice, per poi concludere: “Ero sicura che si sarebbero spostati loro, perché sapevano che avevo bisogno di ormeggiare”.