Caso Bibbiano, com’è possibile che Claudio Foti non sia laureato in Psicologia?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:37

Claudio FotiSecondo quanto rivelato da ‘Affari Interni’ in esclusiva, il direttore scientifico di ‘Hansel e Gretel’ Claudio Foti non sarebbe laureato in psicologia. Ecco com’è possibile che sia iscritto all’albo e che possa esercitare la professione.

Il sito ‘Affari Italiani‘ ha rivelato in esclusiva che Claudio Foti, direttore scientifico dell’associazione ‘Hansel e Gretel‘ coinvolta nel caso Bibbiano (a cui di recente sono stati revocati gli arresti domiciliari), non ha mai conseguito una laurea in psicologia. Foti, infatti, ha conseguito una laurea in Lettere all’università di Torino nel 1978 ed in seguito ha seguito alcuni corsi: “Maratone di psicodrammi” ed “Un tirocinio in qualità di psicologo” all’ospedale Maggiore della Carità di Novara.

Com’è possibile che sia iscritto all’albo degli psicologi ed eserciti da anni la professione di psicoterapeuta? Nell’articolo di ‘Affari Italiani viene spiegato anche questo. A precisa domanda è stato loro risposto: “E’ iscritto come articolo 32”. Successivamente viene spiegato nell’articolo che: “Molti psicologi, soprattutto tra quelli iscritti all’Albo con art. 32 o con Art. 34, hanno lauree diverse, come una laurea in sociologia, biologia, filosofia, scienze politiche, giurisprudenza ecc., e ci sono alcuni che non hanno laurea ma soltanto un diploma. Questo è stato l’effetto di una sanatoria. La legge che regola la professione di psicologo esiste soltanto dal 1989”.

Claudio Foti è abilitato ad operare come psicoterapeuta

Non aver conseguito la laurea nel corso specifico di psicologia non è dunque ulteriore motivo di scandalo, poiché per legge è previsto che possa svolgere tale professione. Negli anni ’70-’80, il neonato corso di studi in psicologia era frutto di una dura lotta tra le istituzioni e l’ordine degli psicologi (sì riteneva che solo lo psichiatra potesse effettuare terapia e lo psicologo si dovesse limitare a compiti di ricerca e studio). Pertanto in quel periodo c’era un quadro molto complicato, che vedeva alcuni psicologi operare senza essere iscritti all’albo. Proprio per sanare quella situazione intervenne il governo De Mita, aggiungendo nella legge che regola la professione la possibilità di iscrizione a chi da anni lavorava nel campo pur non avendo conseguito una laurea specifica.

Tale possibilità si ritrova nell’albo degli psicologi all’articolo 32, nel quale si legge al comma b che è permessa l’iscrizione: “A coloro che ricoprano od abbiano ricoperto un posto di ruolo presso istituzioni pubbliche con un’attività di servizio attinente alla psicologia, per il cui accesso sia richiesto il diploma di laurea e che abbiano superato un pubblico concorso, ovvero che abbiano fruito delle disposizioni in materia di sanatoria”.

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