Iniezione letale alla figlia malata di 8 anni: la madre nega ma è accusata di tentato omicidio

Iniezione letale

Una donna ha somministrato una iniezione letale alla figlia di 8 anni. La bimba era ricoverata per una grave malattia genetica rara.

La donna, 29 anni, sostiene di non aver mai effettuato la puntura, ma che era china sulla bimba per farle una carezza. Le accuse del Pm Vittorio Pilla hanno convinto il GIP Elvira Tamburelli a incarcerare la donna accusandola di tentato omicidio.

Un episodio vecchio di mesi: iniezione letale alla figlia di 8 anni

La vicenda risale alla sera dell’8 maggio in un reparto del Policlinico Umberto I: le indagini sono durate due mesi. La donna oggi è stata rinchiusa a Rebibbia, anche perché ad incastrarla ci sono i video delle telecamere installate nelle stanze, che aiutano il personale sanitario ad intervenire in caso di bisogno.

Nei video si vedono alcuni movimenti anomali secondo i medici intorno alla bambina e dopo qualche minuto la piccola ha cominciato ad accusare forti spasmi. Dagli esami è emerso che nel sangue della piccola ci fosse un livello molto alto si un farmaco.

La giustifica della madre

La difesa della madre è che ha infilato le sue mani sotto le lenzuola per coccolare la figlia, e non per farle del male. Il suo gesto è stato frainteso dagli infermieri.

Stando alla Procura la giovane mamma è affetta sindrome di Munchhausen (nota pure come sindrome da dipendenza dell’ospedale). Ovvero le persone fingono di essere malate per attirare l’attenzione degli altri provocando danni ai figli. E il GIP ha creduto a questa tesi.

Come scrive il Today, l’avvocato difensore sostiene che: “Non si tratta di tentato omicidio. I valori anomali registrati dalla bambina possono essere spiegati dal fatto che quella malattia genetica fa schizzare i livelli di alcune sostanze nel corpo”.

Non solo. “L’assistita ha appena sfiorato la figlia, non le ha iniettato nulla tant’è che nessuna siringa è stata trovata nella sua disponibilità o sequestrata”.

La difesa ha ottenuto che si svolga un doppio incidente probatorio: uno per stabilire se la 29enne sia afflitta o meno dalla sindrome di Munchhausen, l’altro che determinerà gli effetti della sostanza rinvenuta nel corpo della bambina siano stati causati da un farmaco iniettato o meno. Entro i prossimi giorni il Tribunale del Riesame stabilirà se possano essere concessi i domiciliari alla mamma della bambina di 8 anni.