Omicidio Mario Cerciello Rega, uno dei due americani sui carabinieri: “Credevo fossero due spacciatori”

Elder lee

Mentre si continua a cercare di far luce sulle dinamiche che hanno portato alla morte di Mario Cerciello Rega, carabiniere di 35 anni ucciso nel quartiere Prati giovedì notte, emergono dettagli circa la vicenda.

Come ad esempio le prime parole di Edgar Finnegan Lee, il 19enne americano accusato dell’omicidio assieme all’amico Gabriel Christian Natale Hjorth.

Secondo quanto riportato da repubblica.it, Lee avrebbe detto ai carabineri e ai pm che lo hanno interrogato in caserma all’indomani dell’aggressione (circa il trattamento riservato ai giovani in caserma, sono emerse stamane delle foto che hanno fatto molto discutere): “Non ho mai visto un militare in borghese, credevo fossero due spacciatori. Io non capisco l’italiano”.

Lee non avrebbe quindi ribadito questa versione ieri al giudice a Regina Coeli nell’interrogatorio di convalida del fermo: il giovane, assistito dall’avvocato Francesco Codini, si è infatti avvalso della facoltà di non rispondere.

Omicidio Mario Cerciello Rega, la ricostruzione dei fatti

L’amico Gabriel Christian Natale Hjorth, dal canto suo, ha confermato quanto messo a verbale il giorno prima: i due – alla ricerca di cocaina – avrebbero dapprima subito una truffa (ricevendo della aspirina polverizzata al posto della sostanza), per poi ricattare il mediatore dell’affare (avrebbero voluto in dietro i soldi, oltre alla cocaina, in cambio della restituzione di un borsello – usato a mo’ di garanzia da parte del mediatore).

La serie di circostanze avrebbe quindi portato i due giovani americani a trovarsi dinnazi alle forze dell’ordine in borghese, intenzionati a fermare i due. Da lì a poco sarebbe partita la colluttazione che avrebbe portato Edgar Lee ad entrare in contatto con il carabiniere, poi ucciso a causa dei diversi fendenti ricevuti.