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Nasce la prima vodka realizzata con segale contaminata di Chernobyl, quali rischi?

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atomik vodka

Un team di ricercatori ha prodotto Atomik, vodka realizzata utilizzando grano di segale contaminato proveniente dai terreni sui quali è avvenuto il disastro nucleare di Chernobyl

Si chiama Atomik e non è una vodka come tutte le altre. E’ stata infatti prodotta utilizzando il grano di segale proveniente dalla cosidetta zona di alienazione di Chernobyl. L’idea è di un team di scienziati che, coordinati dal professor Jim Smith dell’Università di Portsmouth ha voluto dar forma a questo progetto allo scopo di dimostrare che, a partire dalla materia prima che cresce nell’area della nota centrale nucleare, abbandonata dall’incidente avvenuto nel 1986, è possibile realizzare prodotti commerciabili. Nella fattispecie Atomik è una vodka artigianale realizzata utilizzando grano di segale contaminato; anche l’acqua usata per il processo di produzione proviene dall’area della centrale. “Abbiamo preso il grano dai campi e l’acqua dalle falde acquifere di Chernobyl – ha rivelato l’esperto – tutto è stato distillato. Quando si distilla qualcosa le impurità rimangono nel prodotto di scarto”. La produzione è affidata ad una società chiamata Chernobyl Spirit Company che intende destinare i proventi delle vendita a quelle comunità ucraine che, nonostante siano trascorsi 33 anni dal disastro nucleare, si trovano ancora in una situazione economicamente difficile.

Atomik, i ricercatori vogliono produrne 500 bottiglie in un anno

I chimici dell’università di Southampton hanno analizzato, in un laboratorio ad hoc per effettuare analisi sulla radioattività, la vodka in questione rilevando la totale assenza di pericolo. Del reso l’obiettivo del progetto era proprio quello di dimostrare come la terra non vada abbandonata, anche in caso di un disastro di tale portata. “Possiamo usarla ancora in diversi modi – ha dichiarato Gennady Laptev, scienziato che ha preso parte al progetto della Chernobyl Spirit Company – e produrre cose che saranno prive di radioattività”. Al momento è stata prodotta una sola bottiglia ma entro un anno i ricercatori sono intenzionati a produrne almeno 500.

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