Atteggiamento scoliotico, i campanelli d’allarme

Quando si parla di scoliosi ci si riferisce a quella particolare patologia che si concretizza in un’anomala curvatura – in senso laterale – della colonna vertebrale, ma non deve essere confusa con l’atteggiamento scoliotico, ben diverso sia nella sintomatologia che nelle conseguenze.

Nei casi di scoliosi considerati lievi queste irregolarità non vanno a ripercuotersi sulle normali attività della vita di tutti i giorni. È anche vero, d’altro canto, che nei casi di scoliosi più gravi la deformazione può rivelarsi un problema invalidante e soprattutto doloroso.

Occorre però prestare attenzione e non confondere la scoliosi con l’atteggiamento scoliotico: quest’ultimo non presenta deformità strutturale ma è legato piuttosto a una scorretta postura del paziente. È inoltre reversibile e richiede la diagnosi di un medico ortopedico, che si occuperà di dare le indicazioni utili a modificare la postura stessa.

L’atteggiamento scoliotico è comune in giovane età: intervenire per tempo servirà a scongiurare eventuali problematiche future ai propri ragazzi. Spesso i genitori notano che il figlio assume posizioni scorrette nell’atto di camminare o nello stare seduto: l’atteggiamento scoliotico può essere legato allo stress provocato da pesi eccessivi come zaini particolarmente voluminosi caricati portati nel tragitto casa-scuola.

Partiamo dal presupposto che, in condizioni normali, la colonna vertebrale assume delle curve fisiologiche che hanno il preciso intento di dare un allineamento corretto e armonico al corpo, oltre a mantenerne l’equilibrio complessivo. Se questa simmetria viene meno è possibile trovarsi di fronte a un caso di scoliosi (colpisce il 3% circa della popolazione) oppure a un atteggiamento scoliotico: sarà compito del medico specialista la diagnosi corretta della patologia, per togliere ogni dubbio e impostare il giusto trattamento.

È possibile riconoscere alcuni campanelli d’allarme che possono indicare il momento opportuno per richiedere un primo parere medico:

  • posizione della testa (rispetto al bacino) non esattamente centrale
  • spalle a un’altezza diversa
  • un’anca più sollevata rispetto all’altra

A prescindere dalle avvisaglie, ribadiamo il fatto che una sospetta scoliosi deve in ogni caso essere espressamente diagnosticata da un ortopedico, che potrebbe addirittura rassicurare il paziente con una più leggera indicazione di atteggiamento scoliotico.

Ginnastica, esercizi correttivi e accettazione di sé

Nella fascia d’età tra i dieci e i diciotto anni il corpo vive una fase delicata nel corso della quale si trasforma: non soltanto si configurano il carattere e la sfera emotiva, anche il corpo consolida la sua struttura e serve un’attività motoria costante.

Il corpo in giovane età è più incline a sviluppare un atteggiamento scoliotico, ecco perché esercizi correttivi e ginnastica ad hoc potranno risultare più che utili per migliorare la postura. Gli esercizi, incentrati per prima cosa sulla respirazione e il potenziamento dei muscoli, potranno essere anche un viatico per una maggiore accettazione e consapevolezza di sé.

L’attività fisica risulta cruciale anche nel trattamento della scoliosi: quando è più lieve è consigliato ricorrere alla ginnastica correttiva, mentre nei casi più gravi, occorre unire l’impiego di busti, corsetti e tutori.

I diversi esercizi possono essere eseguiti stando sdraiati, in piedi o da seduti ma anche a quattro zampe. Ciascuno di essi serve a intervenire compiutamente su differenti segmenti muscolari, in relazione alla tipologia e al grado di scoliosi. È possibile in questo senso distinguere tra scoliosi toracica, toracico-lombare, lombare oppure cervico-lombare.

Viene poi stabilito un limite oltre il quale diventa opportuno l’intervento chirurgico: si tratta delle scoliosi con incidenza superiore ai 45-50° di angolo, per evitare dolori legati al progredire della patologia oppure altre problematiche, comprese quelle di tipo estetico.