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Emergenza rifiuti, la striscia di Gaza è sommersa: si temono danni ambientali. Arriva una Ong italiana

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Una Ong italiana, la Acs, ha lanciato un progetto per il recupero della zona nord di Gaza. La Striscia è invasa dai rifiuti e si parla di un vera e propria emergenza ambientale

La Striscia di Gaza è invasa dai rifiuti. Un’emergenza, questa, che se non trattata a dovere porterà- oltre a un vero e proprio allarme di carattere sanitario– all’inquinamento delle acque che lambiscono anche i Paesi circostanti, tra i quali troviamo Palestina e Israele. Si tratta di una devastazione ambientale di cui nessuno sembra volersi curare, se non fino quando i rifiuti non rischieranno di intaccare l’integrità dei centri abitati dei Paesi confinanti; per questo motivo, a inizio 2019, Israele aveva aperto alla possibilità di far costruire una discarica e diversi impianti di riciclaggio nella zona della Striscia. Adesso, ad aiutare la popolazione locale ci sta pensano anche una Ong italiana, la Acs, che ha messo in piedi un progetto per il recupero della zona settentrionale della Striscia, letteralmente intaccata da montagne di immondizia. Il punto della situazione è stato fatto da Il Manifesto.

La Striscia di Gaza invasa dai rifiuti, lo stop di Israele e le tensioni

L’emergenza portata dall’invasione dei rifiuti nella Striscia di Gaza sta portando a scontri, anche quasi di carattere militare, tra gli abitanti della zona e Israele, nonostante sia stato quest’ultimo Paese ad aver contribuito all’aggravarsi della situazione con un blocco imposto alle operazioni di riciclaggio e smaltimento. Le motivazioni addotte per questo blocco sono state riagganciate a “motivi di sicurezza”. Fatto sta che nei mesi scorsi i media israeliani avevano denunciato quanto fosse pericolosa la situazione, e non soltanto facente capo a vere e propri cumuli di immondizia divenuti più simili a colline.

C’è anche la questione, spinosa, della acque nere che, non trattate a dovere, si riversano in mare causando un grave danno all’ambiente. Si era sfiorato lo scontro militare quando la discarica di Johr (realizzata in località Deek) subì un crollo, facendo sì che tonnellate di rifiuti arrivassero al confine con Israele. Per arginare il grave problema, più che altro non per l’incolumità in sé degli abitanti della Striscia ma per non vedere invase le proprie terre, Israele aveva pensato di inviare ruspe per respingere i rifiuti. Il problema venne poi risolto dalla Palestina, ma la situazione rimane ad oggi drammatica.

La Striscia di Gaza invasa dai rifiuti, il lavoro della Acs per la realizzazione di zone verdi e spazi per attività sportive e ludiche

Cosa fare per cercare di recuperare il territorio ed eliminare la piaga, devastante, dell’immondizia non correttamente smaltita? Una risposta può forse arrivare dall’attività di una Ong italiana che si sta impegnando in questo senso proprio nella Striscia di Gaza. “Green Hopes Gazaè il nome del progetto attraverso il quale la Acs sta cercando di aiutare la popolazione locale nel recupero dei quartieri residenziali che si trovano nella zona settentrionale della Striscia. Il progetto è attivo nei quartieri di Al Nada, Al Awda e Al Isba.

Proviamo a migliorare la qualità della vita degli abitanti attraverso la costruzione di uno spazio pubblico con giardini, piccoli punti di ristoro, attività sportive, spazi per bambini e giovani. Il fine è strappare al degrado e ai rifiuti il territorio interessato. Green Hopes coinvolge la comunità locale in ogni aspetto del recupero e della gestione del territorio, nel rispetto assoluto dell’ambiente. Attraverso un’ampia inclusione sociale speriamo di dare vita a un polo verde urbano, centro di attività economiche, ludiche, sportive e solidali”, ha spiegato Sami Abu Omar, cioè colui che coordina le operazioni insieme ai cooperanti italiani Alberto Mussolini e Meri Calvelli.

Maria Mento

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