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Artigianato italiano in crisi nera: 6500 aziende hanno smesso di esistere in sei mesi

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Crisi spaventosa per l’artigianato italiano: secondo i dati raccolti dalla Cgia di Mestre, sarebbero scomparse 6500 aziende soltanto nei primi sei mesi del 2019

Artigianato italiano in crisi nera. La profonda difficoltà economica nella quale è piombato il settore è dovuta a molti fattori: aumento degli affitti, potenziale aumento dell’Iva, l’assenza di personale e soprattutto di personale qualificato, la difficoltà di accesso al credito, il calo delle vendite, le tasse sempre troppo alte. E così, molti artigiani– vessati dalle troppe, pressanti, imposte e da guadagni nettamente inferiori- hanno deciso di chiudere i battenti. La Cgia di Mestre ha stimato che  nei primi sei mei di quest’anno l’Italia abbia detto addio a 6500 aziende di artigianato, e che altri fallimenti si registreranno nel corso dei prossimi mesi perché la crisi del settore non si è affatto arrestata. Vediamo i dettagli attraverso un report realizzato dal Corriere della Sera.

Artigianato italiano in crisi nera, i motivi della crisi tra aumento dell’Iva e fallimento delle piccole botteghe

Una crisi che dura da ben 10 anni e di cui non si vede la fine, quella che sta distruggendo le aziende artigianali in Italia: 165600 fabbriche artigiane in meno in un decennio e il trend negativo non si sta affatto arrestando. Nei primi sei mesi del 2019 hanno chiuso ben 6500 aziende in tutta la penisola. I dati peggiori sono stati registrati in Emilia-Romagna (-761), Sicilia (-700) e Veneto (-629). Unica “isola felice” della penisola è il Trentino Alto-Adige che ha chiuso il semestre in positivo. La caduta più spaventosa, negli ultimi 10 anni, l’ha vissuta proprio il meridione d’Italia. La sola Sicilia ha visto la chiusura di 12747 attività.

Per gli artigiani di Mestre un grave problema, che potrebbe dare una brutta mazzata a tutto il settore, è l’ipotesi dell’aumento dell’Iva: “Lo spettro dell’aumento dell’Iva è una ulteriore “stangata” al mondo dell’artigianato e potrebbe arrivare il prossimo primo gennaio. Se non si disinnescherà l’aumento dell’Iva, l’innalzamento di 3 punti percentuali sia dell’aliquota ordinaria che di quella ridotta rischia di provocare degli effetti molto negativi sul fatturato di queste attività che vivono quasi esclusivamente dei consumi delle famiglie”. Ma non è solo questo che ha causato la crisi dell’artigianato. La nascita di negozi sempre più attrezzati, di centri commerciali dove ormai si può reperire tutto facilmente, ha favorito la scomparsa delle botteghe. Da qui si è innescato un processo che sta portando alla morte di molti centri storici, e soprattutto di quelli dove ancora l’artigianato era ancora portante per l’economia locale, e caratteristico anche in chiave turistica.

Artigianato italiano in crisi nera, non si trovano giovani disposti a lavorare nel settore

A questa difficoltà economica incontrata in Italia dal settore artigianale si aggiunge una penuria di lavoratori che non facilita, ma complica, il naturale ricambio generazionale e quel passaggio di saperi e di competenze che dovrebbe avvenire in ogni campo produttivo. I giovani pare che non ne vogliano sapere di lavorare in questo settore, per via della pesantezza di certi ruoli che andrebbero a ricoprire, così come emerge dalle parole di Mason. “Soprattutto al Nord  si fatica a reperire nel mercato del lavoro giovani disposti a fare gli autisti di mezzi pesanti, i conduttori di macchine a controllo numerico, i tornitori, i fresatori, i verniciatori e i battilamiera. Senza contare che nel mondo dell’edilizia è sempre più difficile reperire carpentieri, posatori e lattonieri. Più in generale, comunque, l’artigiano di domani sarà colui che vincerà la sfida della tecnologia per rilanciare anche i `vecchi saperi´. Alla base di tutto, comunque, rimarrà il saper fare che è il vero motore della nostra eccellenza manifatturiera”.

Manca, inoltre, la rivalutazione del lavoro artigianale che dagli anni ’40 del secolo scorso è stato sottovalutato e svalutato, in favore di altre tipologie di mestieri. Come  se l’artigianato fosse un’arte inferiore o  non degna di essere praticata, insomma. Riprendendo, anche nelle scuole, questo filone, si potranno formare quei lavoratori specializzati  di cui tanto necessita questa branca essenziale dell’economia italiana.

Maria Mento

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