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Carabiniere ucciso, nuova svolta: indagato il collega di Cerciello Rega

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Carabiniere uccisoNuova svolta nelle indagini sull’omicidio di Mario Cerciello Rega, la Procura Militare ha iscritto nel registro degli indagati il collega del vicebrigadiere, nonché unico testimone.

Continuano le indagini sulla notte in cui Mario Cerciello Rega, vicebrigadiere dei Carabinieri distaccato a Roma, è stato ucciso con undici coltellate dal turista americano Finnegan Elder Lee. Sia il diciannovenne reo confesso dell’omicidio che l’amico, accusato di concorso in omicidio, si trovano al momento al carcere di Regina Coeli in attesa che si concludano le indagini e che abbia inizio il processo.

A non convincere gli inquirenti è la versione dei fatti del collega di Mario Cerciello Rega. Varriale, infatti, ha offerto una ricostruzione degli avvenimenti confusa ed ha anche dichiarato delle cose che si sono rivelate false. Una su tutte il dettaglio riguardante l’arma di ordinanza: il carabiniere ha affermato in un primo momento di avere con sé la pistola, ma successivamente ha dovuto ammettere che l’aveva lasciata in caserma quando gli altri carabinieri in strada quella sera hanno negato che l’avesse.

Carabiniere ucciso, Varriale iscritto nel registro degli indagati

Proprio l’aver lasciato l’arma in caserma (secondo le consegne militari e agenti di polizia non devono mai girare senza quando sono in servizio) ha spinto la Procura Militare che sta indagando al caso a iscrivere Varriale nel registro degli indagati. Si tratta comunque di un atto dovuto, gli viene contestata la violazione dell’articolo 120, ovvero: “Violata consegna da parte di militare di guardia o di servizio”. La sensazione degli inquirenti è che Varriale, date le tante versioni offerte, possa avere qualcosa da nascondere. La sua posizione verrà in ogni caso chiarita nel corso delle indagini, visto che probabilmente ha celato il dettaglio dell’arma per non incorrere nella sanzione legata all’articolo di cui sopra.

Resta ancora da chiarire anche il dettaglio sull’identificazione. Varriale ha dichiarato di essersi identificato immediatamente dopo aver incontrato i due americani, ma questi sostengono che non avevano capito che si trattava di due militari e che pensavano fossero due spacciatori.

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