11 settembre, arriva il libro che raccoglie le storie di sopravvissuti e testimoni: il dolore di chi è rimasto

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:12

Un libro ha messo insieme le dolorose testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle l’orrore degli attacchi terroristici dell’11 settembre. Il risultato è terribile e commovente al tempo stesso

A diciotto anni di distanza dall’11 settembre 2001, il giorno che ha irrimediabilmente cambiato la storia, arriva il libro che raccoglie numerose testimonianze di sopravvissuti, testimoni e di parenti delle vittime. Tutte queste persone, seppur con diversi livelli di coinvolgimento emotivo, hanno vissuto sulla loro pelle lo strazio degli attentati terroristici che Al-Qaeda ha sferrato su New York. Il risultato di questa raccolta di racconti è una testimonianza straziante e commovente che ripercorre minuto per minuto gli istanti della tragedia. The Sun ne ha raccolto e riportato alcuni stralci che vi riproponiamo in breve (qui il link per accedere all’articolo completo di The Sun).

Il libro che raccoglie le testimonianze sull’11 settembre 2001, il racconto degli attimi precedenti la tragedia minuto per minuto

Herb Ouida, World Trade Center Association, 77esimo piano della Torre Nord.  Era il padre di Todd Ouida, che lavorava al 105esimo piano della stessa torre.

Come ogni mattina, mio ​​figlio Todd e io abbiamo lasciato la casa insieme per recarci al lavoro. Gli ho detto: “Buona giornata, tesoro”. Quelle sono state le ultime parole che ho detto a Todd“. Erano le 7 del mattino dell’11 settembre 2011.

Ted Olson, procuratore generale e marito del passeggero 77 del volo American Arlines Barbara Olson:

Barbara avrebbe dovuto viaggiare lunedì, e il mio compleanno era martedì. Decise che non voleva partire la mattina del mio compleanno: voleva essere lì quando mi sarei svegliato. È partita per l’aeroporto e mi ha chiamato prima di salire sull’aereo.”

Michael Lo Monaco, executive chef al 106esimo piano della Torre due:

I miei occhiali avevano bisogno di riparazioni. Quando ho imboccato la strada di fronte alla Torre Due, ho pensato “Wow, non sono nemmeno le 08,15. Scommetto che posso farli vedere all’optometrista e posso riavere gli occhiali questo pomeriggio”. Ho fatto una deviazione.”

Alle ore 08:44 Madeline “Amy” Sweeney, assistente di volo American Airlines 11, ha chiamato i servizi di volo American Airlines:

C’è una bomba nella cabina di pilotaggio. I passeggeri non sanno cosa sta succedendo. I dirottatori sono di origine mediorientale. È una discesa rapida. C’è qualcosa che non va, non credo che il capitano abbia il controllo. Vedo l’acqua. Vedo edifici. Stiamo volando basso. Stiamo volando molto, molto in basso. Dio mio”.

Alle ore 08:46 lo schianto dell’American Airlines 11 contro la prima torre, la Torre Nord.

Il libro che raccoglie le testimonianze sull’11 settembre 2001, le testimonianze dei sopravvissuti su cosa è accaduto dopo l’impatto

Harry Waizer, consulente fiscale in forze alla Torre Nord:

Il mio ufficio era al 104 ° piano. Ero in ascensore da qualche parte tra il 78esimo e il 104esimo piano”. I piani colpiti fisicamente dall’aereo andavano dal 93esimo al 99esimo.

Richard Eichen , consulente presso il piano 90esimo della Torre Nord:

Sono uno dei cinque sopravvissuti del 90 ° piano della Torre Nord. Non avevo la chiave del mio ufficio, ed è quello che mi ha salvato la vita. Stavo aspettando fuori, leggendo il Times appoggiato al muro, la mia tazza di caffè sul pavimento. Stavo mangiando un bagel“.

David Kravette, broker obbligazionario, piano terra della Torre Nord:

All’improvviso, il carburante dell’aereo è stato espulso e il fuoco dall’ascensore si è diffuso ovunque. La gente era a 20 metri da me è stata sollevata da questa palla di fuoco, gettata fuori attraverso le finestre della hall e incenerita.

Richard Eichen, l’uomo che si è salvato perché non aveva la chiave del suo ufficio, ha ricordato così la morte di un uomo e la sua reazione, evidente sintomo di forte shock:

“Ho visto, guardando dalla mia spalla sinistra, un uomo asiatico che veniva verso di me. Sembrava che fosse stato fritto. La sua pelle pendeva come fossero state alghe. Mi stava implorando di aiutarlo. Mi ha detto: “Aiutami, aiutami”, e poi è morto tra le mie gambe. Ho guardato in basso ed è stato allora che ho visto la mia camicia piena di sangue. Prima non sapevo di essermi fatto male. Ho potuto vedere tra le fiamme dal pavimento al soffitto del vano ascensore. Ho appoggiato il mio bagel all’ingresso e ho pensato: “Devo ricordare, tutto sarà finito, di prendere il bagel e buttarlo via”.

Maria Mento